Galline in batteria bandite in Inghilterra

Galline in batteria vietate in Inghilterra. Da domenica prossima, recependo una direttiva dell’Unione Europea, l’Inghilterra metterà al bando l’allevamento di galline in batteria, un metodo decisamente molto redditizio. A spiegare esattamente la situazione un articolo apparso sul quotidiano britannico The Indipendent. 550 centrimetri cubici di spazio per volatile, troppo poco per  aspirare ad una vita “normale”.  Un cambiamento questo che “si attendeva da decenni, uno dei più significativi per quanto riguarda il welfare animale”. La direttiva UE non è comunque improvvisamente piovuta dal cielo; negli ultimi anni gli allevatori inglesi hanno speso oltre 400 milioni di sterline per adattarsi ai nuovi standard, procurando alle galline gabbie più larghe, con tanto di zona oscurata per deporre le uova. Gabbie  indicate ancora come inadeguate dagli animalisti, che comunque sembrano aver riconosciuto il passo avanti fatto dalla nazione britannica.

E in Italia? L’Inghilterra non è l’unica ad aver recepito la direttiva europea nei tempi previsti, assieme a lei anche Germania, Austria, Olanda e Svezia. Altre nazioni invece hanno fatto sapere a Bruxelles di non essere ancora pronte, come ad esempio la Romania. L’italia, riporta ancora l’Indipendent, assieme a paesi come Francia e Spagna non ha ancora indicato il termine entro il quale avverrà l’adeguamento. Se l’Inghilterra può vantarsi di essere tra le prime nazioni ad aver recepito la direttiva, il rispetto della stessa però sta generando un certo timore negli allevatori britannici.

Il pericolo delle uova estere. Segnalato dagli stessi addetti al settore;  la spesa sostenuta (circa 25 sterline a gallina)  e il diverso modo di produrre, potrebbero incidere non poco sul mercato riguardante le importazioni di uova da paesi esteri che ancora vengono prodotte da galline tenute in batterie. Le proteste sono giunte soprattutto a causa del rifiuto del governo inglese, dal quale si sono sentiti “abbandonati”,  di bandire dall’Inghilterra l’importazione di uova prodotte in paesi che non si sono ancora adeguati alla normativa UE. La paura è quella che l’industria del settore dovrà prima o poi “cedere il passo ai prodotti d’importazione, più economici, ma illegali”.

A.S.