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La Corte dei Conti lascia l’allarme: Troppa corruzione, occorrono subito leggi

L’allarme della Corte dei Conti – Quello descritto da Gianpaolino, presidente della Corte dei Conti, è uno scenario preoccupante, troppa corruzione e forte necessità di cambiare subito le leggi.
Secondo Gianpaolino infatti, poco o nulla è stato fatto fin ora: “Si è proseguito sostanzialmente con un’azione, peraltro episodica, soltanto repressiva. La lotta alla corruzione dev’essere invece di sistema. Essa deve iniziare dalla selezione qualitativa e di merito degli operatori, sia pubblici che privati. Proseguire con il controllo e la vigilanza sul loro operato. Concludersi valutando i risultati. Tutto ciò che fuoriesce da questo schema genera mal’amministrazione e corruzione: anzi, è esso stesso mal’amministrazione e corruzione“.
Il primo passo, secondo il presidente della Corte dei Conti, è un cambiamento delle leggi approvate tempo addietro, ovvero quelle sulla concussione, corruzione, falso in bilancio: “Andrebbero rivisitati, avendo a parametri non tanto il bene e il prestigio della pubblica amministrazione, ma i valori costituzionali, in particolare gli articoli 97 e 41. Indicazioni giunte, per la verità, dalla stessa dottrina penalistica fin dagli anni ’70, ma rimaste per buona parte inattuate nella riforma dei reati della pubblica amministrazione. In particolare, la fattispecie del falso in bilancio andrebbe ripristinata in tutta la sua portata di tutela di beni fondamentali dell’economia e di sanzioni di comportamenti che ledono“.

Il giudizio sulla manovra – Gianpaolino entra anche nel merito della manovra approvata dalle Camere, il decreto salva Italia, sottolineando la necessità di una maggiore attenzione all’evasione fiscale: “La manovra, in tutte e tre le scansioni succedutesi quest’anno, è molto fondata sulle entrate e su un rilevante aumento della pressione fiscale. La lotta all’evasione rientra in una tale strategia, anche se non va dimenticato che quanto più viene elevata la pressione fiscale, tanto più vi è pericolo d’evasione. É necessario pertanto spostare l’attenzione anche su altri fattori della struttura economica. Il problema strutturale rimane quello della spesa pubblica e di una riduzione qualitativa della stessa. Una “dura” lotta all’evasione fiscale presuppone sempre, come contro partita, una severa attenzione su come si spendono i soldi pubblici e la certezza che vi sia un’eguale osservanza di tutti gli altri obblighi costituzionali che contornano, se non addirittura sono il presupposto, di quello previsto dall’articolo 53 della Costituzione, l’obbligo per tutti di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva“.

Matteo Oliviero