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Amnesty International: le vittorie dei diritti umani contro i poteri criminali

La svolta. Ogni giorno, un flusso ininterrotto di informazioni, racconta delle tante discriminazioni, violenze e uccisioni che si perpetrano in tutto il mondo. Quando un vecchio anno finisce e se ne apre uno nuovo però, è bello guardarsi indietro e andare alla ricerca di quelle battaglie a favore dei diritti umani che sono state vinte. Ancora poche rispetto  alla marea di ingiustizie che albergano in questo mondo, ma piccole goccie di speranza verso un  mondo migliore. Per questo la ONG Amnesty International ha volto lo sguardo verso l’anno 2011, per documentare le vittorie più significative, quelle che possono rappresentare una vera svolta verso un futuro migliore.

Stupri di massa. Un passo in avanti verso il rispetto dei diritti umani e delle donne in particolare, è stato fatto nella Repubblica Democratica del Congo dove il colonnello Mutware è stato giudicato colpevole per aver ordinato lo stupro di 35 donne in un villaggio assaltato durante un’operazione militare. Gli stupri di massa, una vergognosa arma di guerra, non erano mai stati puniti in passato. Una sentenza che fa sperare in una applicazione più sistematica della giustizia da parte del governo congolese che, a causa della sua incapacità «di portare di fronte alla giustizia i soldati del suo esercito e gli appartenenti ai gruppi armati» ha permesso che più volte, a distanza di poco tempo, centinaia di donne venissero violentate senza che i loro aguzzini venissero puniti per questo.

Crimini. “Tutti i nodi vengono al pettine”, anche le stragi che hanno devastato una parte dell’Europa in tempi relativamente recenti. Vlastimir Djordjevic, un ex funzionario del ministero degli Interni della Serbia e alto dirigente di polizia  è stato giudicato colpevole dell’omicidio, dopo la guerra nella ex Jugoslavia, di almeno 724 kossovari albanesi e della deportazione di almeno altri 200.000. Condannati, rispettivamente, a 24 e a 18 anni di carcere Ante Gotovina e Mladen Markac, due generali dell’esercito croato, per i massacri e le deportazioni della popolazione serba. Non poteva mancare all’appello Ratko Mladic, arrestato per crimini di guerra per l’uccisione di almeno 8000 musulmani in Srebrenica nel 1995. C’è stato, poi, l’arresto di Goraz Hadzicè incriminato per  omicidio, reclusione e riduzione in lavoro forzato di civili di nazionalità non serba. Infine, è stato condannato a 27 anni di carcere l’ex capo dell’esercito jugoslavo Momcilo Perisic, responsabile di crimini contro l’umanità e crimini di guerra durante l’assedio di Sarajevo dal 1992 al 1995 e del genocidio perpetrato in Srebrenica nel 1995.

Ergastolo. Anche in Argentina si è fatta luce su crimini del passato che rischiavano di restare inpuniti. Qui, l’ex generale Eduardo Cabanillas, è stato condannato all’ergastolo per aver ordinato nel lontano 1976 la tortura e l’uccisione di prigionieri politici sudamericani. Condannato all’ergastolo anche l’ex presidente Reynaldo Bignone per i crimini commessi negli anni ’80 durante la sua dittatura. Infine, detenzione a vita, anche per otto ex militari, che nel 1976 parteciparono alla fucilazione di 15 prigionieri. L’arresto di tutti questi criminali rappresenta un piccolo passo verso un modo migliore. La strada da fare però, è ancora lunga e tortuosa.

Giovanna Fraccalvieri