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Usa, le primarie repubblicane a sei giorni dal via

Uniti ma divisi – Più i nastri di partenza si avvicinano, più la situazione si fa confusa; la scelta che dovrà effettuare l'elettorato repubblicano statunitense a partire dal prossimo 3 gennaio, data dell'apertura dei seggi in Iowa, sarà tra le più complicate degli ultimi anni: i tre alfieri rimasti, gli unici in pratica che sono riusciti a non auto-eliminarsi, sono il favorito Mitt Romney, Ron Paul, e l'outsider Newt Gingrich. Stando agli ultimi sondaggi, Paul avrebbe recuperato quasi totalmente il gap da Romney, ridotto ora ad un solo punto percentuale, e deve ora sconfiggere quello che è diventato il suo principale nemico, l'avversione del Washington Post, mentre chi rischia di inguaiarsi seriamente, ancora una volta per scandali personali, è l'ex speaker Gingrich: lo sfidante Romney, infatti, ne ha rivelato alcuni fattacci relativi al suo primo matrimonio, che mettono in pericolo il suo consenso.

Risalita – Paradossalmente, chi più si sta avvantaggiando di questa battaglia, che diventa ogni giorno più feroce e diretta, è proprio il Presidente in carica, quel Barack Obama che anche grazie alle divisioni dei suoi avversari vede risalire la propria popolarità per la prima volta da quest'estate. Un'altra mossa che ha fatto tornare l'inquilino della Casa Bianca in cima alla lista di gradimento dei cittadini è stata la lunga e fruttuosa battaglia condotta al Congresso, volta a far slittare di due mesi la cessazione delle agevolazioni fiscali nelle buste paga degli americani. Così, in un sol colpo, Obama ha riconquistato i cittadini, e ha messo in luce la miopia e le problematiche del Partito Repubblicano, più attento ai propri principi che alle tasche dei suoi elettori.

Damiano Cristoforoni