Home Cultura 29 Dicembre: Rainer Maria Rilke, la solitudine scorre insieme ai fiumi

29 Dicembre: Rainer Maria Rilke, la solitudine scorre insieme ai fiumi

La solitudine è come la pioggia.

Si alza dal mare verso sera;

dalle pianure lontane, distanti,

sale verso il cielo a cui da sempre appartiene.

E proprio dal cielo ricade sulla città.

 

Piove quaggiù nelle ore crepuscolari,

allorché tutti i vicoli si volgono verso il mattino

e i corpi, che nulla hanno trovato,

delusi e affranti si lasciano l’un l’altro;

e persone che si odiano a vicenda

sono costrette a dormire insieme in un letto unico:

 

è allora che la solitudine scorre insieme ai fiumi.

La solitudine – La poesia qui sopra si intitola “Solitudine”. L’autore di quelle parole è una delle due punte di diamante che la città di Praga ha regalato al mondo nel ventesimo secolo: Rainer Maria Rilke. Chi si trova per la prima volta di fronte all’opera indiscutibilmente altissima di questo letterato e del suo collega Franz Kafka, è autorizzato a giungere alla conclusione che sia l’aria praghese a riversare una tenera pioggia di bile nera nell’animo di chi cresce da quelle parti. Così diversi eppure tanto simili, Kafka e Rilke scrissero, nello stesso periodo storico, di diverse sfaccettature del dolore dell’essere umano. Si potrebbe, forse, dire che Kafka raccontò la sofferenza dell’essere se stesso, dell’emarginazione e che Rilke narrò il dolore della non appartenenza, della solitudine.

La morte di Rilke – Correva l’anno 1926 ed era il 29 dicembre quando Rainer Maria Rilke, poeta della non-appartenenza, se ne andò da una Terra che ha tenuto nel proprio cuore di enorme animale i suoi componimenti d’amore e malinconia, di dolore e solitudine. Forte del proprio raziocinio, Rilke trovò, probabilmente, dentro di sé quel fazzoletto di universo capace di lasciarsi vivere con senso d’appartenenza. Da lì riuscì a dare un senso al mondo esterno, che assunse significato nel momento dell’esperienza, che lo riconduceva all’ “io” profondo del soggetto in procinto di vivere. Pieno della sua consapevolezza di esistere in un mondo del tutto immanente e della presenza di un Dio quasi panteistico, Rilke se ne andò due anni dopo Kafka. Rimasti alla storia per molti critici per essere i “portavoce” di due tipi diversi di esistenzialismo (il primo di un esistenzialismo “precursore” Nietzschiano ed il secondo di un esistenzialismo in senso stretto), i due letterati continuano a far parlare di sé ed a lasciare aperta nell’animo del lettore quella voragine tipica di chi vive da essere umano, con tutte le problematiche che tale condizione comporta.

M.C.