Twitter: il principe Alwaleed detiene una quota pari a 300 milioni di dollari

Il principe saudita Alwaleed Bin Talal, nipote del re saudita e in passato azionista di Mediaset, ha comprato una quota di Twitter per 300 milioni di dollari. L’operazione risale allo scorso 19 dicembre ma, nonostante la tanta attenzione verso la web economy e i social network, sembra essere stata offuscata dall’estenuante preoccupazione per le vicende economiche e politiche che riguardano la tenuta della divisa unica europea e dell’eurozona in generale.

Un’iniziativa personale. Alwaleed attualmente controlla il 7% di Newscorp e detiene, secondo le stime della rivista Forbes, una ricchezza personale di poco meno di 20 miliardi di dollari.
La partecipazione in Twitter è stata acquistata da Alwaleed a titolo personale e dalla Kingdom Holding Co che gli fa capo. Applicando una valutazione di 8 miliardi dollari al 100% del capitale di Twitter, secondo le stime di molti analisti, l’investimento del principe saudita corrisponderebbe al 3,75% del capitale del social network.

L’Ipo. Professionisti del settore e investitori prevedono che Twitter sbarchi a Wall Street nei prossimi mesi, anche se lo scorso settembre, visti i tempi e la situazione ancora incerta, la società del social network ha fatto sapere di non avere tutta questa fretta. La scorsa estate Twitter ha raccolto 400 milioni di dollari da investitori di venture capitale e attualmente vanta oltre cento milioni di utilizzatori che si connettono al network almeno una volta al mese.

I casi Zynga e Groupon. Il debutto sul Nasdaq a metà dicembre di Zynga, la società che produce alcuni tra i più noti giochi su Facebook (vedasi Farmville, ad esempio), sembra confermare, infatti, una necessaria calma anche per un settore, quello Web, le cui performance, in questo triennio di crisi globale, sono state decisamente controcorrente. Le azioni Zynga, dopo un’impennata immediata ad inizio quotazione (+10%), hanno ceduto il 2,6% già nel giorno del debutto sui listini, anche se a preoccupare gli investitori è soprattutto la sua dipendenza da Facebook.
Non meno “eclatante” è quanto accaduto a Groupon, che tre settimane dopo il debutto è scesa sotto il prezzo d’offerta a 20 dollari.

Marco Notari