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Corea del Nord: nuovo leader, vecchie abitudini

Di padre in figlio – Nonostante le previsioni del discreto gruppo degli ottimisti, che si aspettavano un cambiamento delle condizioni della Corea del Nord dopo la morte del caro leader Kim Jong-il, sembra proprio che la dinastia Kim continuerà come ha sempre fatto: con l’isolamento e l’immobilismo.

Al termine dei tredici giorni di lutto nazionale, il numero due del regime Kim Jong-nam ha esaltato il “gran successore”, il ventottenne Kim Jong-un, e davanti ai centinaia di migliaia di presenti alla cerimonia gli ha attribuito “lo spirito, la leadership, il carattere, la virtù, la grinta e il coraggio” del padre, e quasi contemporaneamente, la Commissione nazionale per la Difesa ha messo in chiaro la situazione, con un comunicato, riportato dall’agenzia ufficiale Kcna, che lascia poco spazio ai dubbi riguardanti il futuro: “I poco affidabili esponenti politici di tutto il mondo, incluso il gruppo di burattini in Corea del Sud, non devono attendersi da noi alcun cambiamento“.

Faida infinita – E proprio con gli odiati vicini di Seul si è appena verificato un ultimo incidente diplomatico, in coincidenza con le esequie del caro leader. Sembra infatti che la frontiera della Corea del Sud abbia permesso solamente a due delegazioni di oltrepassare il confine per presenziare ai funerali. E come se non bastasse, da fonti nordcoreane è arrivata la notizia che nel corso dei giorni di lutto sarebbero stati rilasciati dalla Corea del Sud volantini inneggianti alla rivoluzione contro la dinastia Kim. La veridicità di alcuni fatti, autenticati solo sulla parola di chi li esterna, va sicuramente verificata, nel frattempo da Pyongyang precisano che “le lacrime si trasformeranno in una mare di fuoco vendicativo che brucerà tutto“.

Damiano Cristoforoni