Home Cultura 1 Gennaio: il tempo non esiste, gli orologi esistono

1 Gennaio: il tempo non esiste, gli orologi esistono

“Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione.”, scriveva nel 1916 Antonio Gramsci su l’Avanti. Uomo di cultura e politico al cui pensiero attingono ancora molti idealisti odierni, Gramsci tirò in ballo quasi un secolo fa un “problema di pensiero” che riguarda anche la società del giorno d’oggi: la necessità del tutto umana di in subordinarsi alla convenzione cronologica e di estrapolare da questa schiavitù involontaria molte delle proprie illusioni e delle proprie speranze. A capodanno sono in molti a festeggiare, oltre che per tradizione, a causa del bisogno di sentire che qualcosa si sta fermando e qualcosa sta iniziando davvero.

Antonio Gramsci e il capodanno – Antonio Gramsci non sa che di questi tempi si fa il cenone a ristorante, che vengono spesi fior fior di soldi per dimostrare a se stessi e alle proprie conoscenze quanto il proprio spirito sia felicemente goliardico. Antonio Gramsci non sa, ma di certo se lo sarebbe aspettato, che il mondo ha continuato a procedere sulla linea di ipocrisia e fatalismo che lui si era impegnato a scongiurare, lui che immaginava la storia come un fiume che fluisce, e che non si lascia arrestare dal becero convenzionalismo che aiuta gli esseri umani a tenersi in pugno a vicenda. E’ improbabile che Gramsci ne facesse un problema che andasse al di là della mera concezione che si ha di questo giorno: il succo del suo discorso risiede nel suo odio contro una data in cui le persone mettono un punto all’interno di un periodo che non s’arresta da millenni, in cui ci si lascia condizionare da qualcosa che non dipende da una nostra scelta, ma da una sorta di imposizione “trascendente”. La piccola battaglia di Gramsci, in questo caso, è contro l’idea che esistano momenti “vecchi” e momenti “nuovi”, contro la voglia di rinnovarsi secondo una logica temporale pre-scandita. Il celebre filosofo e politico parlò, in quell’articolo, dei vari “capodanni della storia”, di tutte quelle date che sono, a tutti gli effetti, dei capodanni, e che sono, perciò, diventate dei giorni “invadenti” per il corso degli eventi umani.

Il tempo non esiste – “Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travestitismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse.”: parole forti e brillanti, quelle di Antonio Gramsci, la linea portante del cui articolo, rievoca un po’ un celebre aforisma apparso in più luoghi e di cui è incerta la paternità: “Time doesn’t exist, clocks esist”, ovvero “Il tempo non esiste, gli orologi esistono”.

Martina Cesaretti