Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo Il vicepresidente iraniano minaccia il blocco di Hormuz

Il vicepresidente iraniano minaccia il blocco di Hormuz

Ai tempi dello shah, prima della caduta dei Pahlavi nel 1979, l’Iran era il gendarme del Golfo e la fedele sentinella dell’Occidente nello Stretto di Hormuz, un braccio di mare largo 30 chilometri: nel 1973 Teheran, per evitare sorprese agli approvvigionamenti mondiali di petrolio, mandò persino un agguerrito corpo di spedizione in Oman per stroncare una ribellione di ispirazione maoista. Da 32 anni la Repubblica islamica vuole essere riconosciuta come la potenza egemone del Golfo e insieme ai programmi nucleari può agitare lo spauracchio della chiusura dello Stretto: e così ha fatto ieri il vice del presidente, il quale ha affermato che se verranno adottate sanzioni contro il petrolio iraniano neanche una goccia di greggio passerà attraverso lo stretto di Hormuz.

Nelle acque di Hormuz, tra l’Iran e il sultanato dell’Oman, transitano ogni giorno 16 milioni di barili di oro nero, circa un sesto dei consumi mondiali e un terzo del traffico marittimo di greggio: ed è qui, sullo Stretto del petrolio, che la marina iraniana ha appena avviato manovre militari scrutate con attenzione dai radar della flotta americana di stanza nel Bahrein. Un monitoraggio diventato ancora più stringente dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Iraq, altra cassaforte del petrolio del Golfo sottoposta a ondate di attentati e destabilizzazione.

Come è noto, Usa, Gran Bretagna e Francia stanno esercitando pressioni sull’Europa e sugli asiatici per bloccare o ridurre al minimo le importazioni petrolifere dall’Iran con l’obiettivo di convincere gli iraniani a sospendere un programma atomico che secondo l’ultimo rapporto dell’Aiea, l’agenzia atomica di Vienna, presenta preoccupanti aspetti militari. Tutto questo mentre il quadro strategico della regione è sottoposto a una sorta di reallineamento.