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L’anno dei cambi per il Giappone

Giappone e Yen – Per il secondo anno consecutivo, lo yen si appresta a cingere la corona di regina delle valute, nonostante i fondamentali deludenti dell’economia del Giappone, l’aumento dell’indebitamento complessivo del Paese, i declassamenti del debito sovrano e i ripetuti interventi di Tokyo sul mercato dei cambi. Vari osservatori hanno considerato fallimentare la politica “interventista” delle autorità giapponesi, che quest’anno hanno speso in totale l’equivalente di 183 miliardi di dollari per frenare l’ascesa dello yen.

Economia reale – La performance dello yen nel 2011 riflette nel complesso una fuga verso la qualità degli investitori in presenza di un deterioramento dello scenario per la crescita globale. In mancanza di alternative credibili e liquide, l’avversione al rischio premia yen e bond nipponici e rischia di mettere in crisi l’economia reale di un Paese su cui aleggia lo spettro della de-industrializzazione (evocato anche dalle prospettive di difficoltà energetiche in conseguenza dell’incidente nucleare di Fukushima).

Cambio – L’attuale livello del cambio, secondo uno studio governativo reso noto un mese fa, mette a rischio almeno altri 600 mila posti di lavoro. Dal mondo industriale non cessano di levarsi accorati appelli contro lo svantaggio competitivo provocato dal superyen: il Giappone deve decidere se vuole rimanere un Paese manifatturiero o no, in questo caso deve tracciare un limite invalicabile del cambio, proprio come ha fatto la Svizzera.