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Calderoli: Napolitano come Cetto Laqualunque

Il discorso a rete unificate pronunciato due sere fa da Giorgio Napolitano per salutare il 2011 ha provocato una nuova scomposta reazione nel partito di Umberto Bossi. A farsi portavoce della sprezzante bocciatura è stato il  senatore Roberto Calderoli, che è arrivato ad azzardare un parallelo tra il capo dello Stato e il personaggio comico creato da Antonio Albanese: Cetto Laqualunque.

Cetto al Quirinale – “Sembra il discorso di ‘Cetto Laqualunque’, un messaggio tratto dal film ‘Qualunquemente’. Per contenuti ricorda la conferenza di Mario Monti: un libro dei sogni con tanti luoghi comuni“. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva appena finito di parlare e di incassare gli apprezzamenti di molti esponenti politici, quando l’ex ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, ha sentito l’esigenza di bocciare senza appello il suo discorso di fine anno.

Il futuro nella Padania – “Vista la lunghezza della carriera politica di Napolitano – ha rincarato il leghista – avrebbe potuto fare un esame di coscienza su quello che non si è fatto fino ad oggi. C’è il passaggio sulla segnalazione dell’eccesso di tasse: prima fa un vero e proprio panegirico del governo Monti, una cosa che non si è mai vista – ha dettagliato Calderoli – poi si lamenta delle tasse quando è proprio Monti a proporre solo tasse. Ma la cosa che più mi ha dato fastidio – ha precisato l’esponente del Carroccio – è che non c’è nessun accenno al federalismo: questa è una colpa! Penso che ormai l’Italia sia il passato e  il futuro sia la Padania“.

La bocciatura di Reguzzoni – Non basta: a dare man forte al vulcanico senatore è stato il collega Marco Reguzzoni. “Napolitano può fare tutti i discorsi che vuole – ha esordito il capogruppo della Lega alla Camera – ma c’è molta retorica e poca sostanza. La verità è che l’economia del Paese è a terra e le scelte del governo Monti peggiorano la situazione anzichè migliorarla, colpendo chi ha sempre lavorato e chi mantiene in piedi il peso enorme dello Stato, cioè – ha spiegato il fedelissimo di Bossi – il Nord che produce, lavora e paga i conti pubblici”.

Maria Saporito

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