Il Mucchio Selvaggio rischia di chiudere: l’ennesima bastonata alla diffusione della cultura

Il Mucchio sta affondando: Il Mucchio Selvaggio non è solo un noto film ma anche il nome di una rivista che molti appassionati di musica, cinema e libri ben conoscono; attualmente tornato un mensile ha, per anni, profuso il proprio impegno al fine di garantire ai propri lettori un tipo di informazione libera, il più possibile avulsa da logiche commerciali. Recensioni di dischi ed autori spesso poco “facili” o esordienti, selezionati e menzionati esclusivamente in virtù di comprovati meriti artistici.
Questa scelta editoriale ha permesso alla rivista di ritagliarsi una notevole credibilità potendo contare su un gruppo nutrito di lettori affezionati dall’intelligenza vivace alla ricerca di suggestioni, stimoli, ispirazioni.

La crisi affonda l’editoria: Dopo il cambio della guardia che ha visto lo storico direttore, Max Stefani, abdicare a favore di Daniela Federico ecco un altro tsunami che, stavolta, rischia di portare al tracollo. Molto onestamente, senza pietismi o giri di parole ecco uno stralcio dell’appello comparso sul numero di gennaio: “Ci sono ragioni e ragioni per cui una rivista chiude: non ci sono più idee, la redazione collassa per divergenze professionali, viene meno la voglia e il coraggio. Il motivo peggiore per cui una rivista chiude  – ed è quello che sta succedendo al Mucchio – è quando non ci sono i soldi per farla. I tagli retroattivi del 15 percento al fondo per l’editoria e quelli del 50 percento decisi per l’anno a venire ci fanno temere il peggio (…) se il Mucchio non ottiene 2000 abbonamenti per la metà di febbraio non andrà più edicola e chiuderà entro il 2012.”

In un Paese dove la cultura, l’informazione, la ricerca e via discorrendo sono considerate doti accessorie non ci sarebbe da stupirsi per quest’ennesimo funerale. Ma perché proprio ciò che potrebbe salvare l’uomo, ovvero la bellezza e la conoscenza, è sempre ciò che viene meramente ghigliottinato?

Giorgio Piccitto