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Lavoro, Cgil: 46 tipi di contratti sono troppi, urge razionalizzare

L’attuale legislazione sul mercato del lavoro va razionalizzata perché 46 diverse modalità di entrata e permanenza in azienda sono troppe e spesso servono solo ad aggirare gli obblighi. È la Cgil a sottolineare tale situazione in un comunicato diramato ieri sera dopo aver dato vita ad un’apposita ricerca sulla materia in vista del confronto con l’esecutivo che partirà dopo l’Epifania. Il presidente del Consiglio Mario Monti e il ministro del lavoro Elsa Fornero, infatti, hanno dichiarato di voler mettere mano alla legislazione sul lavoro in vista di un aumento della flessibilità dello stesso mercato, facilitare l’accesso al mercato dei più giovani e ridurre il numero di persone che lavorano a singhiozzo a causa dell’abuso nell’utilizzo delle formule contrattuali più atipiche.

La para-subordinazione. “Una flessibilità che non ha pari in altri ordinamenti, fatta di 46 vie diverse per entrare nel mercato del lavoro, divise fra rapporti di lavoro subordinati, para-subordinati, speciali e autonomi, e che determinano un’eccessiva flessibilità in entrata che potrebbe limitarsi a 5 tipologie”, ha detto in una nota Claudio Treves, responsabile del dipartimento Mercato del lavoro della Cgil. Tutto il mondo della para subordinazione, ha aggiunto Treves, è “un’area di colossale elusione dagli obblighi della subordinazione. In larghissima misura le collaborazioni a progetto, quelle occasionali, le partite Iva, sono trucchi per pagare meno e per avere più flessibilità”. Il colmo “è rappresentato dagli associati in partecipazione. Sono apparentemente dei lavoratori autonomi che dovrebbero dividere con i loro associanti i frutti dell’impresa ma che in realtà il più delle volte sono lavoratori subordinati costretti spesso a pagare le perdite, come accade nel commercio dove se ne sta facendo largo uso”.

Esigenze e diverse posizioni. Il mondo sindacale e l’esecutivo hanno iniziato da alcune settimane a manifestare pubblicamente tali esigenze, anche se da posizioni in alcuni casi molto distanti. Da un lato, inoltre, ci sono coloro che vorrebbero una razionalizzazione totale, con un contratto prevalente valido per la quasi totalità dei lavoratori, ipotesi questa attribuita al ministro del Lavoro Elsa Fornero, dall’altro chi invece vuole mantenere la maggior parte delle possibilità di assunzione, come Confindustria.
Molto ampio, in realtà, è anche il novero delle preferenze e delle ipotesi in materia di flessibilità in uscita. C’è chi vorrebbe introdurre una sorta di giusta causa economica, per cui il licenziamento motivato con l’andamento aziendale diventerebbe lecito. Il lavoratore, in tal caso, potrebbe ricevere un indennizzo, ma non secondo tutte le formulazioni. Altri si auspicherebbero che si possa arrivare anche ad eliminare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che prevede il reintegro del licenziamento dei dipendenti senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti.
Entrambe queste ultime posizioni incontrano oggi scarsa adesione nel mondo sindacale, che punta al mantenimento in blocco, almeno per ora, dell’articolo 18 e si dice anche poco disposto ad andare ad incontri separati così come ha previsto la Fornero.

M.N.