Libia, lo spettro della guerra civile. La denuncia del Cnt: Le milizie locali sono un problema

Fino a pochi mesi fa uniti nella lotta contro il nemico comune, oggi avversari nella difesa della propria autonomia e nello scontro per la propria affermazione. Ancora una volta la storia si ripete amaramente.
Nella Libia del dopo Gheddafi, parlare di pace e serenità sembrerebbe essere stato utile soltanto per festeggiare la caduta del regime pluridecennale dell’ex rais, ucciso dagli insorti a fine ottobre. Perché, per il resto, la convivenza e la stessa esistenza individuale nel paese arabo continua a essere messa a dura prova, giorno dopo giorno. Al punto che c’è chi intravede all’orizzonte il timore di vedere il Paese sprofondare nel pantano di una guerra civile, nel battaglia tra i ‘neoliberi’, con l’obiettivo inconscio di ristabilire gli equilibri di sempre. Quelli tra chi domina e chi subisce.
A denunciare lo stallo politico libico è stato il presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) Mustafa Abdel Jalil che ieri sera a Bengasi ha commentato gli ultimi episodi di violenza verificatisi negli ultimi giorni.

Il male minore? – Come riportato dall’agenzia di stampa Reuters, Jalil ha dichiarato: “Ora ci troviamo tra due opzioni amare. Affrontiamo con severità queste violazioni (gli scontri tra le milizie) e mettiamo i libici di fronte a uno scontro militare che non accettiamo, oppure ci dividiamo, e allora sarà guerra civile. Se non c’è sicurezza, non ci sarà legge, né sviluppo né elezioni“.
Il presidente del Cnt ha così commentato le azioni di quelle milizie, perlopiù cittadine, che dopo aver avuto un ruolo nella resistenza contro Muammar Gheddafi, oggi non accettano di essere riassorbite all’interno di un contesto unitario nazionale.

Simone Olivelli