Siria, la denuncia del governo Assad: Stati Uniti influenzano gli osservatori della Lega Araba

In Siria, gli occhi continuano a essere puntati – olte che sulle azioni compiute dalle forze di sicurezza fedeli al presidente Bashar al-Assad – sugli osservatori della Lega Araba che, da fine dicembre, si trovano nel paese con il compito di appurare il reale impegno del Governo a mettere fine alla repressione che, da marzo a oggi, ha causato più di cinquemila vittime.
Se nei primi giorni di permanenza in Siria, gli osservatori sono stati accusati di essere stati troppo morbidi nelle loro prime dichiarazioni sulla situazione in cui versano i centri nevralgici della ribellioni anti-Assad, oggi a lamentarsi è il Governo che teme ingerenze esterne. Il riferimento, reso noto tramite un comunicato diffuso dal portavoce del ministero degli esteri di damasco, Jihad Makdessi, è alle pressioni provenienti dagli Stati Uniti e concretizzatesi nella visita effettuata nei giorni scorsi da Jeffrey Feltman, assistente segretario di Stato americano per i rapporti con il Medio Oriente, al Cairo dove ha incontrato i vertici della Lega Araba.

Strade secondarie – Da Washington, inoltre, è stato fatto sapere che, nel caso in cui il lavoro degli osservatori non portasse ai risultati auspicati, “la comunità internazionale dovrà esaminare nuove misure per costringere il regime a porre fine alle violenze contro i suoi stessi cittadini”.
Tuttavia, i primi a ravvisare possibili interferenze sono stati i politici siriani che hanno denunciato: “Gli Stati Uniti stanno cercando di ravvivare la mobilitazione popolare e l’uso della violenza”, ha dichiarato in un comunicato il portavoce del ministero degli Esteri Jihad Makdesi, che ha poi aggiunto: “Le dichiarazioni americane sono una grave interferenza nel lavoro della Lega Araba, e un tentativo ingiustificato di internazionalizzare la questione siriana”.

Simone Olivelli