Monti: Sugli stipendi dei politici la decisione spetta alle Camere

La decisione alle Camere – Dopo la pubblicazione del rapporto Giovannini sugli stipendi dei politici, forti malumori e sdegno hanno fatto il giro del paese, costringendo gli stessi politici ad intervenire contro i risultati dello studio effettuato dall’Istat. Oggi si registra l’intervento del governo, con Mario Monti che rigetta la decisione, sugli stipendi dei politici, direttamente alle Camere.
In relazione al titolo di un quotidiano secondo il quale, in caso di inerzia del Parlamento in merito ai trattamenti economici dei senatori e dei deputati, interverrebbe il governo, la presidenza del Consiglio fa sapere che la competenza appartiene alle Camere e non esistono poteri sostitutivi in materia“, si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi.

Il rapporto – Nella giornata di ieri, si è registrato l’incontro proprio tra Giovannini e il presidente del Consiglio, dopo il quale Monti aveva rassicurato che avrebbe tenuto “conto dei risultati della commissione per le successive determinazioni di propria competenza“.
Contrariato invece Giovannini, che ha presentato la relazione con un ottimo lavoro sufficiente per decidere di porre rimedio attraverso dei tagli: “La commissione è composta da esperti, anche internazionali, che non hanno interessi particolari in questa questione e sono al servizio dello Stato e hanno fatto del loro meglio. E’ stato un lavoro di tipo tecnico. La legge ci imponeva una scadenza, noi l’abbiamo rispettata pubblicando quello che ritenevamo pubblicabile ancorché, come alcuni giornali hanno correttamente riportato, con una serie di note metodologiche molto dettagliate. Il punto è se queste informazioni possano essere sufficienti, parliamo dei parlamentari, per assumere delle decisioni. Noi crediamo che, al di là del fatto di calcolare una media aritmetica ponderata come dice la legge, che deve essere calcolata su dati perfettamente comparabili, le informazioni fornite possano essere di ausilio a chi deve prendere decisioni. I dati sono sufficienti non solo per dibattere nella pubblica opinione ma anche per prendere decisioni da parte di chi queste decisioni le deve prendere”.

Matteo Oliviero