Afghanistan: Sposa-bambina torturata perché non vuole prostituirsi

Cieca violenza. Minacciata, segregata e torturata per aver rifiutato di prostituirsi. È la storia di Sahar, una sposa bambina di appena 15 anni, che ha trovato i suoi carnefici proprio nel marito, il soldato Sakhi Gulam col quale era sposata da 7 mesi,  e nella sua famiglia. L’hanno martoriata con i ferri roventi, le hanno strappato i capelli e le unghie delle mani, le hanno rotto le dita.

Vendute. Teatro della brutale vicenda è Puli Khumri, una città dell’Afghanistan, un Paese in cui, secondo un rapporto dell’Onu, un terzo delle donne  sono esposte a violenze fisiche e psicologiche, mentre circa il 25% subisce atti di violenza sessuale. Effettivamente, i maltrattamenti contro le donne afghane sono molto frequenti. Le mogli sono considerate dai loro mariti come oggetti, merce, spesso vendute dalle famiglie d’origine per far fronte ai debiti. La stessa Sahar era stata comprata dal marito per 2.700 dollari.

Corruzione.  Sul Guardian si legge di come, più di quattro mesi fa, dopo essere stata quasi torturata a morte dal marito e dalla sua famiglia, Sahar abbia tentato di fuggire dai suoi aguzzini, ma sia stata poi rimandata a casa proprio da chi avrebbe dovuto difenderla: la polizia locale. Pare infatti che gli ufficiali, abbiano in un primo momento raccolto la denuncia della ragazza, ma si siano poi lasciati corrompere dalla famiglia dei carnefici che ha versato loro una cospiqua somma di denaro, con la promessa che non avrebbe più fatto del male a Sahar.

Fine di un incubo. La giovane è stata così riconsegnata ai suoi aguzzini che non hanno assolutamente mantenuto la promessa, continuando a picchiarla e a terrorizzarla quotidianamente fino a quando, alcuni giorni fa, i vicini di casa, sentendo le urla della ragazza,  hanno nuovamente chiamato la polizia che, questa volta, non ha potuto “chiudere un altro occhio”. La suocera e la cognata della giovane sono state arrestate mentre il marito e il suocero sono riusciti a scappare.

Buoni propositi. Il presidente Hamid Karzai ha annunciato che i carnefici  di Sahar saranno puniti. Ora  la povera vittima è in ospedale a Kabul, dove ha ricevuto la visita del ministro della sanità Suraya Dalil che ha detto: «Chi è responsabile delle violenze contro questa ragazza deve essere perseguito dal governo afghano in modo che altri imparino la lezione».

Applicazione delle leggi. Effettivamente, come riporta il Guardian, è proprio il governo afghano a doversi impegnare per far rispettare i diritti delle donne all’interno del Paese, quel governo che troppo spesso appare riluttante nel far rispettare le leggi. La legge sull’eliminazione della violenza contro le donne infatti, è stata approvata più di due anni ma, un recente rapporto delle Nazioni Unite, dimostra come solo una piccola percentuale dei reati denunciati contro le donne vengano poi, realmente perseguiti dal governo afghano.

Giovanna Fraccalvieri