Sud Sudan, in una settimana 3mila morti: massacri interetnici

Quando si parla di morte, mettere a confronti i numeri con l’obiettivo di sottolineare quanto critica sia una situazione potrebbe sembrare una caduta di stile, e probabilmente lo è anche, ma pare essere uno dei pochissimi modi per dare urgenza mediatica a fatti che altrimenti rischierebbero di rimanere confinati ai margini dell’informazione.
Nel Sud Sudan – lo stato africano neoformatosi lo scorso luglio, a seguito di un referendum che ha sancito la secessione dal nord – in una settimana è stata uccisa più della metà delle persone rimaste vittime della repressione – cruenta, ingiustificata e aberrante – del regime siriano guidato dal presidente Bashar al-Assad.

Massacri collettivi – La denuncia è arrivata dal capo dell’Amministrazione della contea di Pibor, Joshua Konyi, che, come riportato dall’agenzia Agi, ha dichiarato: “Ci sono stati omicidi di massa, un massacro. Stiamo contando i cadaveri e finora ci risulta che siano morti 2.182 donne e bambini e 959 uomini“.
All’origine delle inaudite violenze vi sono le rivalità interetniche che vedono opposte la tribù Lou Nuer e quella dei Murle.
A dare fuoco alle polveri ha contribuito un episodio accaduto la scorsa settimana, e ricordato dall’agenzia Asca: in quell’occasione, “circa 6mila giovani della tribù Lou Nuer hanno marciato sulla città di Pibor, casa dei rivali della tribù Murle. Gli uomini armati hanno attaccato e incendiato capanne e saccheggiato un ospedale. Oltre un migliaio di bambini sono scomparsi“.

Fonte foto: Reuters.

Simone Olivelli