11 Gennaio: l’Excelsior e il nostro “pessimo padrone”

“Pensate al vecchio luogo comune della mente come ottimo servitore, ma pessimo padrone. Questo, come molti luoghi comuni, così inadeguati e poco entusiasmanti in superficie, in realtà esprime una grande e terribile verità. Non a caso gli adulti che si suicidano con armi da fuoco quasi sempre si sparano alla testa. Sparano al loro pessimo padrone.”, diceva David Foster Wallace in Questa è l’acqua. Si tratta di un passaggio emblematico, di un concetto che probabilmente riassume bene il “sistema di schiavitù” che esiste all’interno dell’essere umano.

L’Excelsior – Sono passati centotrentuno anni da quando andò in scena la prima del Ballo Excelsior; era l’undici gennaio del 1881 quando quel tripudio di fasto minuziosamente curato da Luigi Manzotti per quanto riguarda le coreografie guadagnò l’approvazione di pubblico e critica. L’ Excelsior è un balletto in controtendenza, un’opera poco fiabesca e decisamente densa dal punto di vista concettuale. L’oscurantismo viene battuto dalla forza del progresso, dalla luce, dalla civiltà, dalle invenzioni che portano l’essere umano ad emanciparsi dalla propria eterna dipendenza da madre natura. Se i balletti tradizionali vedono danzare ragazze innamorate e fedeli con uomini discoli e traditori, l’Excelsior pone l’accento su un altro aspetto dell’esistenza umana: non è il cuore dell’individuo a svolgere il ruolo di protagonista, bensì la sua mente ed i frutti di quest’ultima, che prendono vita sotto la forma della scienza e delle invenzioni utili per l’umanità. Per un attimo ci si scorda della povera Odette e della ludica Giselle dal tutù morbido e lungo, e ci si lascia incantare dallo spettacolo del raziocinio che sconfigge le tenebre. Cosa c’entra l’Excelsior con la mente intesa come pessimo padrone e non come buon servitore? Potrebbe nascere, qui, un discorso che prende le mosse dal momento in cui l’essere umano guardò in alto e vide il cielo anziché Dio, eliminando per sempre l’idea di quest’ultimo dalla cerchia delle cose contemplabili e plausibili.

Dio e la mente – L’uomo può fare a meno di Dio, ma è difficile che possa fare a meno di un Dio: il progresso che vince sull’oscurantismo è un po’ la mente-padrone che vince sul Dio Padre, il Signore da cui ci si stacca grazie al proprio raziocinio che finisce, spesso, per prendere il suo posto sul trono del governatore della nostra esistenza. “Non c’è preoccupazione più assillante e più tormentosa per l’uomo, non appena rimanga libero, che quella di cercarsi al più presto qualcuno a cui genuflettersi”, scriveva Dostoevskij. Ebbene, l’Excelsior ci insegna qualcosa in più rispetto alla nostra becera capacità di produrre, alla possibilità di divenire l’organo esecutivo a cui presiede il dittatore riverito che è il nostro cervello. Essere razionali non significa privarsi di ogni qualsivoglia prospettiva metafisica per poi iniziare ad asservire il nostro raziocinio in barba a tutto il resto delle prerogative che ci appartengono. La via della libertà più facile a cui potremmo approdare è quella più vecchia del mondo, quella che indicò il saggio Talete secoli e secoli prima della nascita di Cristo, quella del “Conosci te stesso”. Se si procedesse con pazienza su questa strada, la terribile, atroce, libertà potrebbe, magari, prendere la forma della consapevolezza, che emanciperebbe la nostra schiavitù e la renderebbe una sorta di dipendenza necessaria e coscente: essere liberi d’essere schiavi, o essere liberi di dipendere da un credo, un’idea, un pensiero, un organo. Cosa c’è di male? Assolutamente nulla. La libertà, probabilmente, non è altro che una buona dose di coraggio mista alla propria schietta autocoscienza.

Martina Cesaretti