Quando l’omofobia uccide: Il suicidio di Eric

Testimone. «Sono stato cresciuto in una famiglia molto religiosa. Sono stato fisicamente, mentalmente, emozionalmente e verbalmente aggredito quotidianamente per l’orientamento sessuale che dimostravo. Il mio nome non era più Eric, ma finocchio. Mia madre ha fatto un esorcismo per tentare di curarmi dalla mia omosessualità, prima di cacciarmi da casa».

“Salvati”. Questa la testimonianza lasciata in un video per il progetto It Gets Better, campagna per “dare alla gioventù omosessuale speranza e futuro”, da Eric James Borges, un ragazzo di 19 anni che aveva deciso, coraggiosamente, di affrontare i pregiudizi di una società ottusa per dar vocea chi, come lui, troppo spesso è costretto a vivere nell’ombra il proprio amore. Eric aveva raccontato la sua difficile esperienza di giovane omosessuale, costretto a subire insulti di ogni genere, accusato di essere un pervertito che sarebbe finito all’inferno; l’aveva raccontata non, semplicemente, per rimarcare un’esperienza dolorosa, ma nella speranza di contribuire alla realizzazione di una società mai più omofoba.

“Sommersi”. Sembrava che la vita di Eric scorresse serenamente, sembrava che Eric stesse vincendo la sua battaglia contro l’omofobia. Il suo impegno infatti, continuava con la realizzazione di cortometraggi che rappresentavano l’amore gay senza mai cadere nelle rappresentazioni stereotipate del mondo omosessuale. Ultimamente, il “giovane uomo” aveva girato un video, dove appare anche lui, intotolato “Invisible Creatures: A Short Film by EricJames Borges”  in cui si vedono diverse coppie di innamorati etero e omosessuali che simboleggiano l’amore universale, quell’amore che abbatte tutti i pregiudizi e diseguaglianze. Il ragazzo era, inoltre, un attivista del progetto Trevor mirante a prevenire i suicidi, tristemente frequenti, fra gli adolescenti gay. La sorte crudele però, ha voluto che proprio Eric si togliesse la vita, probabilmente schiacciato  da quel pregiudizio che l’aveva oppresso nella sua breve, combattuta esistenza.

Giovanna Fraccalvieri