Siria, Assad promette amnistia generale. L’emiro del Qatar: Intervenire militarmente

Se la diplomazia ha fallito allora, quello di fermare con la forza Bashar al-Assad – il presidente della Siria a capo di una repressione sanguinosa che negli ultimi dieci mesi ha portato all’uccisione di oltre cinquemila persone -, diventa un impegno che i paesi arabi dovrebbero assumersi, iniziando a valutare la possibilità di inviare dei contingenti militari a Damasco.
A sostenerlo è stato lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, l’emiro del Qatar che così diventa il primo leader di un paese arabo a dichiarare pubblicamente di essere a favore di un intervento armato.
Queste alcune delle parole pronunciate da Al Thani, nel corso della trasmissione ’60 minutes’ che andrà in onda sull’emittente Cbs: “Per fermare gli omicidi in una tale situazione, dovrebbero essere mandate alcune truppe per fermare gli omicidi“.
In questi mesi dal Qatar sono arrivate numerose critiche nei confronti delle modalità con cui Assad ha deciso di reagire alle proteste di massa, scoppiate a metà marzo sulla scia di quelle che hanno portato alla fine dei regimi di Mubarak in Egitto e di Ben Alì in Tunisia.

Assad perdona tutti – Mentre il suo operato appare oramai indifendibile, anche da parte di coloro che tradizionalmente sono stati alleati della Siria, il presidente Bashar al-Assad ha da poco annunciato l’ennesima amnistia nei confronti di tutti coloro che si sono macchiati di reati nel corso di questi dieci mesi.
Ad annunciarlo è stata l’agenzia di stampa ufficiale Sana.
Nel recente passato la promessa di un perdono generale, con il chiaro obiettivo di ingraziarsi i manifestanti, era stata già fatta dal regime senza tuttavia raggiungere i risultati auspicati. A ricordarlo è una nota dell’agenzia Agi in cui si legge: “Già a novembre il governo aveva annunciato la liberazione dei 4mila detenuti che non avevano le mani sporche di sangue e aveva promesso un’amnistia per i possessori di pistole che le avessero consegnate alle autorità entro otto giorni. Il 31 maggio, invece, Assad aveva proclamato un’amnistia per tutti i detenuti politici, compresi i membri della Fratellanza musulmana, mentre il 21 giugno aveva proclamato un’amnistia per tutti i reati commessi fino al giorno prima”.

Simone Olivelli