Cinque ergastoli per l’omicidio Di Matteo

Sequestrato nel 1993 – Il piccolo Di Matteo, figlio del pentito di mafia Santino, era stato sequestrato il 23 novembre del 1993 per far desistere il padre dalla sua intenzione di collaborare con la giustizia. Ma l’uomo continuò a rivelare informazioni preziose alle forze dell’ordine, quindi come ritorsione il figlio, dopo più di due anni di prigionia, fu ucciso e sciolto nell’acido su ordine di Giovanni Brusca.

Ergastolo per i capi – Secondo l’accusa in capimafia Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro, e gli altri tre imputati Giuliano, Giacalone e Benigno, erano a conoscenza dell’intenzione di Brusca di uccidere il ragazzo, perciò il pubblico ministero aveva chiesto per loro il massimo della pena, mentre per la posizione di Spatuzza, grazie alla collaborazione del quale si è potuta fare piena luce sulla vicenda, era stata richiesta l’attenuante per la collaborazione.

La sentenza dei giudici – I giudici della seconda sezione della Corte d’Assise di Palermo hanno accolto la richiesta del pubblico ministero condannando all’ergastolo tutti gli accusati tranne Spatuzza, condannato a 12 anni, aumentando di due anni la richiesta del pm per il quale il suo contributo era stato “assolutamente determinante”. E’ stata inoltre riconosciuta un’indennità di 80mila euro a Francesca Castellese, madre del piccolo e 50mila a Nicola Di Matteo, fratello della vittima.

Marta Lock