Kazakistan: elezioni truccate e repressione silenziosa


Voto obbligato.
Le elezioni in Kazakistan hanno raggiunto il risultato che tutti si aspettavano, la vittoria schiacciante del presidente Nursultan Nazarbayev che ha ottenuto l’80,74%  dei consensi. Un voto tutt’altro che democratico in un Paese in cui governa, incontrastato, Nazarbayev da più di 20 anni, esercitando una silenziosa censura sugli organi di stampa e sopprimendo con violenza l’opposizione popolare. Risale appena a un mese fa il massacro dei rivoltosi nell’ex Paese sovietico, massacro consumato nell’indifferenza della Comunità Internazionale.

Elezioni truccate. Secondo l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa: «Le elezioni avvenute in Kazakistan, e che hanno visto una vittoria quasi plebiscitaria di Nursultan Nazarbayev, sono state carenti di standard genuinamente democratici». Nel Paese infatti, «devono ancora materializzarsi le riforme necessarie per garantire elezioni trasparenti». Nel rapporto dell’Osce si legge che questa consultazione ha presentato «carenze simili a quelle tenute in precedenza» come l’“ambiente non competitivo” e il clima “restrittivo che ha determinato “l’autocensura” degli organi di stampa. A tutto ciò vanno aggiunte le “serie irregolarità” nel voto come, per esempio, i diversi casi di firme identiche nelle lista elettorali.

“Sbuffi” di democrazia. Nur Otan, il partito del presidente Nursultan Nazarbayev si riconferma allora, ancora una volta, alla guida del Paese. Un vero e proprio regime se non fosse per uno “sbuffo” di democrazia che viene dalla parziale affermazione  del  partito democratico kazako Ak Zhol, che ha ottenuto il 7,46% dei voti e del partito comunista, stanziatosi al 7.2%. C’è da auspicare, ora, che il “timido” successo di altri partiti permetta l’oltrepassamento del sistema di potere monolitico edificato da Nursultan Nazarbayev nell’ultimo ventennio, un potere liberticida che, a un mese dalle elezioni, ha trucidato impunemente i cosiddetti rivoltosi riconfermandosi, nonostante tutto, alla guida del Paese.

Giovanna Fraccalvieri