Tesoro: downgrade S&P incoerente e titoli italiani appetibili. Le Borse ignorano il declassamento

La decisione presa da Standard & Poor’s di declassare il merito creditizio dell’Italia, per Maria Cannata, direttore generale del Tesoro per al gestione del debito pubblico, “è incoerente”. “In un certo senso è incoerente ed è una valutazione condivisa solo da parte dei mercati, da quello che ho potuto vedere finora”, ha sottolineato la Cannata, sottolineando che la stessa agenzia di rating ha mostrato apprezzamento per le decisioni assunte dal governo Monti in merito alla nuova manovra correttiva varata a inizio dicembre per garantire il pareggio di bilancio nel 2013.

Situazione non esplosiva. “Contrariamente a quanto i gufi del mercato stanno dicendo la situazione del debito non è esplosiva e rimane sotto controllo anche se certamente non migliora. Dire che con un decennale al 7% tutto è a rischio non è corretto”, ha aggiunto il dirigente del Tesoro. “Sono convinta che una volta che avremo passato questi tre mesi l’appetito per la carta italiana tornerà. Dobbiamo tenere duro e far vedere che i timori sono eccessivi, che siamo in grado di gestire il debito anche in queste difficoltà estreme”, ha concluso la Cannata.

Piazza Affari ignora S&P. Milano chiude la mattinata in rialzo, sostenuta da alcuni dati macroeconomici e incurante, per ora, dei downgrade a catena ad opera di Standard & Poor’s. Infatti, ieri, nonostante il downgrade di venerdì dell’Italia e di altri otto paesi della zona euro, la borsa ha chiuso in rialzo ed anche il declassamento del fondo salva-stati europeo (Efsf), reso noto ieri sera sempre da parte di S&P, sembra non aver sortito particolari effetti sui mercati. Prima della 14 l’indice Ftse Mib saliva dell’1,24%, mentre il Ftse Allshare dell’1,31%. In rialzo anche le altre piazze europee. I buoni dati macroeconomici e gli strascichi del pesante intervento di ieri della Bce, per i trader, hanno determinato un calo del Bund e un restringimento degli spread fra i titoli dei Paesi a rischio default e quelli trainanti. In risalita l’euro, per la prima volta questa settimana, a seguito dei dati cinesi di questa mattina, e il prezzo del greggio, con il Brent sopra i 112 dollari al barile. Il calo del dollaro e i dati sull’economia cinese, fanno credere ad una crescita costante della domanda di petrolio per i prossimi mesi.

M.N.