Tra Monti e Cameron intesa a metà

Difficile capire se il bilancio della giornata londinese di Mario Monti debba essere considerato positivo o negativo. Il premier – come già detto – era impegnato su due fronti: quello politico e quello finanziario e – tra domande scivolose e resistenze – è riuscito, in definitiva, a tornare a casa senza la zavorra del fallimento. Ma di successo pieno non si può certo parlare, se è vero (come è vero) che il primo ministro britannico, David Cameron, ha sostanzialmente rimarcato il suo euroscetticismo e aperto solo a una sinergia che riguarda i mercati.

Intesa a metà – Dopo il pranzo di lavoro, David Cameron e Mario Monti si presentano ai giornalisti di Downing Street per riportare il resoconto del loro incontro. Il primo ministro britannico non risparmia elogi al collega italiano – definito un “leader forte” – ma i sorrisi appena accennati lasciano intendere che l’intesa non è stata centrata al 100%. Nelle speranze del Professore c’era quella di vincere le resistenze di Cameron sul piano fiscale (dopo lo “strappo” sul  fiscal compact dello scorso 9 dicembre) e sulla cosiddetta Tobin Tax, ma il britannico non ha concesso molto.

Sì solo alla crescita comune – La sintonia si è manifestata più sul fronte dei mercati. “Il mercato unico – ha spiegato il primo ministro di Sua Maestà – è una risorsa unica, ma l’economia europea ha urgente bisogno di cure”. “Siamo grandi sostenitori del Fmi – ha aggiunto – e con nuove proposte per la crescita l’Europa potrà competere e vincere”. L’inglese, insomma, è disposto a premere sul pedale della crescita insieme agli altri paesi comunitari, ma il suo scetticismo nei confronti della moneta unica e degli andamenti borsistici altalenanti rimane, comunque, grande.

L’incontro coi banchieri – “I Paesi – ha sottolineato da parte sua Mario Monti – devono lavorare insieme per un mercato unico più approfondito come volano per la crescita”. E ancora: “Il vero problema – ha spiegato – è la governance dell’eurozona che non è adeguata e all’altezza della sfida”. Congedatosi da Cameron, il Professore ha quindi raggiunto la City per un incontro quanto mai importante con alcuni banchieri e investitori internazionali. Missione: convincerli della solidità e dell’affidabilità dell’economia italiana, nonostante le reiterate notizie su una sua instabilità preoccupante.

Riforme e liberalizzazioni – “Non faccio commenti sulle valutazioni di Standard & Poor’s sul nostro debito – ha detto Monti – e comunque gli effetti sul mercato non si sono visti”. “Il governo precedente guidato da Berlusconi – ha precisato – si era accordato con l’Ue sull’obiettivo di azzerare il deficit entro il 2013, obiettivo che noi confermiamo”. Di più: “Avremo un avanzo primario del 5 per cento”, ha assicurato il presidente del Consiglio italiano, che ha poi illustrato i dettagli delle riforme avviate, insistendo molto sul capitolo liberalizzazioni.

Maria Saporito