Rivolta in Sicilia: Lombardo passa la patata bollente a Monti

Quel che forse deve essere evidenziato è il vuoto politico registratosi intorno alla grande mobilitazione popolare siciliana. Al fianco di quegli agricoltori, pescatori, autotrasportatori, studenti, commercianti, allevatori scesi in strada, nessun amministratore locale (fatta eccezione per qualche sindaco) e nessun leader nazionale ha avuto il coraggio di comparire. Un vuoto pneumatico che racconta della siderale distanza tra un popolo che lancia il suo civile S.O.S e una dirigenza che non sa (o non vuole) rispondere. Ieri il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, ha voluto incontrare il Movimento dei Forconi a Palazzo d’Orleans, ma più che risposte ha consegnato loro promesse e procrastinazioni.

Dalla Sicilia a Roma – Agevolazioni da parte della Serit (l’Equitalia siciliana) e sbocchi di finanziamenti da parte della Crias (Cassa regionale per il credito alle imprese siciliane) a favore delle categorie scese  in strada dal 16 gennaio scorso. Sarebbero questi i due punti su cui il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, avrebbe fatto perno ieri per dimostrare il suo interessamento alla protesta avviata dal Movimento dei Forconi e da Forza d’Urto, che si è tradotta in un blocco quasi completo dell’isola. Promesse, che non hanno convinto affatto i manifestanti, ai quali Lombardo ha anche suggerito di  portare a Roma le loro istanze.

La lettera a Monti – Il leader dell’Mpa ha dichiarato di aver mandato una lettera al presidente del Consiglio, nella quale ha sostanzialmente chiesto un intervento del governo centrale teso ad aiutare i siciliani sfiancati dalla crisi. “Ho chiesto al presidente del Consiglio Monti – ha spiegato Lombardo – un confronto dedicato esclusivamente a questi argomenti: il costo dei carburanti, le autostrade, i traghettamenti troppo cari”. “Ci sono però anche temi di competenza politica nazionale ed europea – ha precisato l’autonomista – Talvolta in Europa le regole sono tali per cui dobbiamo fare i salti mortali per non disimpegnare. Che i fondi strutturali, il Por, debbano essere ristrutturati, destinandoli ad esempio in credito d’imposta – ha concluso il governatore – sarebbe meglio”.

Maria Saporito