Eni e il greggio iraniano

Parigi e Londra premono perchè l’Unione europea adotti ulteriori sanzioni all’Iran con l’embargo delle sue importazioni di greggio, ci si chiede se, in seguito a una misura così drastica, non finiscano col rimetterci proprio Spagna, Grecia e Italia: visto che noi acquistiamo da Teheran il 13% del nostro import di greggio. E’ stata creata una società fra Eni e Ente nazionale petrolifero iraniano, con una ripartizione alla pari degli introiti derivanti dallo sfruttamento del greggio.Questa sfida al Cartello petrolifero lanciata dall’Azienda di Stato italiana ha suscitato dure rimostranze in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Così noi non dipendiamo più dalla British Petreoleum e dalle multinazionali americane per sopperire a gran parte del fabbisogno di greggio, che gravava sulla nostra bilancia valutaria.

Si dovette poi affrontare lo shock petrolifero del 1973-74, quando il prezzo del greggio aumentò di cinque volte. Ad attenuare i contraccolpi di questa e della successiva emergenza petrolifera del 1979-80, contribuì un maggior ricorso al gas naturale, di cui l’Eni aveva accresciuto la produzione assicurandosi ulteriori rifornimenti dall’Algeria e dall’Urss.

Il petrolio iraniano ha continuato a rappresentare una quota rilevante del nostro import di greggio. Nel 1999 sono stati siglati due nuovi accordi con Teheran. Nell’ultimo decennio l’Eni ha cercato di mantenere, nonostante la questione nucleare, una presenza importante in Iran.