Melania Rea, giudizio immediato per Parolisi. Giardina: Indagini lacunose

Dopo circa duecento giorni di carcere, Salvatore Parolisi, accusato dell’omicidio e vilipendio di cadavere della moglie Melania Rea, continua a professarsi innocente. Non solo: dalla cella della casa circondariale di Teramo in cui detenuto, chiede a gran voce di poter rivedere sua viglia Vittoria, incontro prima concessogli e poi negatogli di nuovo dal Tribunale dei Minori.

Rito immediato per Parolisi – Nonostante i suoi difensori, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, continuino a sostenere la necessità di indagini più approfondite sull’ora del delitto e il cellulare della vittima, il gip di Teramo Giovanni de Rensis ha accolto la richiesta di sottoporre Parolisi a giudizio immediato e ha fissato la prima udienza per il 27 febbraio prossimo. Solo dopo aver preso cognizione dei fatti, gli avvocati di Salvatore Parolisi decideranno come procedere, potendo valutare, entro15 giorni, l’eventualità di chiedere ad un altro giudice la formula del rito abbreviato che, in caso di condanna, consentirebbe al caporalmaggiore di vedere scontata la sua pena di almeno un terzo. «L’accoglimento da parte del Gip di Teramo della richiesta di giudizio immediato e la fissazione della relativa udienza è lo sbocco naturale di tale scelta processuale», hanno commentato i legali di Salvatore Parolisi, «Infatti, nel ‘rito immediato custodiale’, che prescinde dall’evidenza della prova – hanno spiegato i due avvocati in una nota congiunta – il ruolo del Gip, salvo eccezionali situazioni, è meramente notarile. Dopo aver preso cognizione degli atti, faremo le nostre scelte processuali».

Indagini lacunose – Nessun dubbio, comunque, secondo l’accusa, circa l’inconfutabilità delle prove a scapito di Parolisi. Di diverso avviso, invece, il genetista Emiliano Giardina, consulente della difesa, il quale, secondo quanto riporta il ‘ Giornale di Puglia’, ha dichiarato: «Allo stato attuale si deve registrare l’assenza di dna rilevati sulla scena del crimine utili ai fini dell’indagine, ma si deve anche sottolineare l’assenza di dna e tracce ematiche sia a casa di Parolisi, sia nella macchina sia sui vestiti, le scarpe e tutto quanto indossato da Salvatore il 18 aprile». «Indagini ed esami condotti accuratamente, ma con alcune enormi lacune», ha inoltre commentato Giardina, sottolineando che «non sono stati analizzati e non è stato, per scelta, deciso di individuare a chi appartengano» i vari dna maschili e femminili rinvenuti sotto l’unghia di Melania. «Il dna subungueale è misto – ha costatato il genetista –  della vittima e di un estraneo o dell’aggressore. E’ importante capire di chi sia».

In effetti, per quanto gli indizi raccolti finora appaiano all’accusa quali elementi sufficienti a decretare la condanna di Salvatore Parolisi, non è stata ancora ottenuta alcuna prova ‘regina’, tale da riuscire a fugare ogni dubbio circa la colpevolezza del caporalmaggiore. E in mancanza di prove univoche e concordanti, sarebbe preferibile, onde evitare di rimanere imbrigliati in esitanti conclusioni, valutare anche altre ipotesi, anziché seguire il cliché, degno dei gialli vecchia maniera, secondo il quale “l’assassino è sempre il maggiordomo”.

Francesca Theodosiu