Giustizia: la Severino pensa a soluzioni alternative al carcere

L’emergenza carceri è il ciclopico problema a cui tutti i ministri della Giustizia hanno tentato di porre una soluzione. Quella individuata da Paola Severino prevede “un rovesciamento di proporzioni”, con la misura alternativa indicata come “normale” e quella detentiva considerata, invece, “eccezionale”. Un ribaltamento che il ministro ha riproposto anche ieri, nel corso della visita al carcere di Sollicciano a Firenze, aprendo anche alla possibilità di un’amnistia benedetta dal Parlamento.

L’amnistia approvata dall’Aula – “Dal punto di vista concreto, perché si realizzi un’amnistia è necessaria una maggioranza parlamentare estremamente qualificata. Se questa maggioranza parlamentare si verificherà, si cimenterà, certamente sarà possibile realizzare anche questo”. A dichiararlo ieri, a conclusione della sua visita al carcere fiorentino di Sollicciano, è stato il Guardasigilli, Paola Severino. “Ma il punto di partenza – ha ripreso il ministro – non è in questo caso un progetto, è invece un accordo tra le forze parlamentari che riesca a raggiungere una maggioranza qualificata”.

La tortura del carcere – Il titolare di via Arenula ha ieri posto l’accento sulla necessità di migliorare le condizioni detentive perché, ha spiegato, “il carcere è, sì, un luogo di espiazione, ma non deve perdere di vista i diritti dell’uomo“. Di più: “L’uomo in carcere è un uomo sofferente – ha notato la responsabile della Giustizia – che deve, invece, essere rispettato. Attualmente il carcere è una tortura più di quanto non sia la detenzione che deve portare invece alla rieducazione”. Da qui la proposta di elaborare soluzioni alternative, più dignitose e funzionali al decongestionamento delle carceri italiane.

La detenzione come ultima spiaggia – “Con i detenuti – ha spiegato Paola Severino – abbiamo anche pensato al cammino che si sta percorrendo, che vorrebbe mettere insieme un insieme di piccole misure. Che però, tutte riunite, potrebbero dare un sollievo alla situazione carceraria. Quello che si deve fare in una proiezione futura è mettere insieme una serie di forme alternative alla detenzione che rendano effettivo – ha precisato – il principio per cui la detenzione deve essere veramente l’ultima spiaggia, da attivare quando le altre strade non si possono più percorrere”.

Il dramma delle mamme in carcere – Non solo, dopo aver visitato il reparto riservato alle madri detenute: “Credetemi – ha detto ai giornalisti – è straziante vedere dei bambini con le loro madri in carcere. Anche lì la soluzione non è facile, ma le case famiglia, l’attivazione di sistemi alternativi al carcere credo che siano la vera soluzione praticabile. Non si può pensare che al compimento dei tre anni – ha continuato il Guardasigilli – il bambino venga strappato dalla mamma e dall’unico luogo che ha conosciuto per portarlo via. Oggi si cerca di alleviare con gli asili nido. Ho incontrato operatori straordinariamente bravi, che aiutano le mamme, ma – ha concluso il ministro – non è quella la strada principale”.