Crisi, Giappone: nel 2011 primo deficit commerciale dal 1980

Nel 2011 il Giappone, per la prima volta dal 1980, ha registrato un deficit commerciale annuo. È quanto si apprende dai dati diffusi ieri dal ministero delle Finanze, che individua nel sisma primaverile, nella debolezza della domanda globale e nella forza dello yen le cause principali del freno all’export nipponico. E con le esportazioni al palo, il debito pubblico giapponese preoccupa ancor più governo e istituzioni creditizie e finanziarie del Paese.

Il primo passivo in 31 anni. Nel 2011 il deficit commerciale si è attestato a 2.490 miliardi di yen, circa 32 miliardi di dollari. È la prima volta che la bilancia commerciale giapponese segna un meno negli ultimi 31 anni. Per gli analisti, il dato solleva dubbi su quanto tempo ancora il Giappone potrà ancora continuare a contare sulle esportazioni per finanziare l’ingente debito pubblico senza ricorrere al coinvolgimento di investitori esteri. A dicembre le esportazioni giapponesi sono calate dell’8% rispetto all’anno precedente, in calo dunque per il terzo mese consecutivo, in linea con le attese degli economisti (7,9%). Nello stesso mese le importazioni sono cresciute dell’8,1%, dato anch’esso sostanzialmente in linea con le previsioni.

I mercati finanziari. I mercati non sembrano aver accusato contraccolpi dopo la diffusione dei dati da parte del ministero delle Finanze e della Banca centrale giapponese ieri. La borsa di Tokyo ha terminato la seduta in rialzo con l’indice Nikkei che ha toccato i massimi di chiusura da tre mesi. Il paniere è stato sostenuto principalmente dai guadagni realizzati dai titoli delle società esportatrici come Toyota Motor e Canon grazie alla debolezza dello yen dipendente proprio dai dati negativi della bilancia commerciale giapponese. Il Nikkei ha chiuso in rialzo dell’1,12% a 8.883,69 punti e il Topix dell’1,32% a 767,40 punti.

M.N.