Israele: Minori palestinesi abusati nelle carceri

Minori palestinesi. «Arrestati di notte, legati mani e piedi con corde di plastica, accecati, abusati verbalmente e fisicamente, minacciati» così il Guardian denuncia ciò che sta accadendo nelle prigioni israeliane dove vengono detenuti, al di là di ogni legalità, minori palestinesi. Sono accusati di aver lanciato pietre contro militrari e coloni o di aver tirato bottiglie molotov. Alcuni sono sospettati, addirittura, di essere legati ad organizzazioni “terroristiche”.

“Abbandonati”. I detenuti, tutti al di sotto dei 18 anni di età, una volta arrestati vengono gettati nelle prigioni israeliane. Qui, sono fortunati se riescono a incontrare un avvocato dopo settimane e settimane di detenzione. Per i giovani reclusi risulta difficilissimo, inoltre, vedere i propri genitori che, in quanto palestinesi, sono tenuti lontani dalle carceri israeliane e, di conseguenza, non possono fare altro che attendere, nell’incertezza, delle informazioni sul destino dei loro figli.

Rapiti. Ricevere pesantissimi insulti verbali rappresenta, per i detenuti palestinesi, il male minore. Le prigioni sono sudice, le celle prive di finestre. Tanti i minori «trattenuti in isolamento», come Sameer Saher, di appena 12 anni di età, che racconta di essere stato prelevato da casa sua in piena notte dagli agenti di polizia, senza ricevere alcuna spiegazione, e di essere stato picchiato, preso per le gambe e portato alla finestra da un soldato che ha minacciato di buttarlo giù.

Violenze. Altri giovani detenuti raccontano di aver subito interrogatori senza fine, «ammanettati mani e piedi ad una sedia», durante i quali venivano obbligati a confessare se non volevano che tutta la loro famiglia venisse arrestata. Anche delle registrazioni si può evincere come, durante gli interrogatori,  i detenuti venissero picchiati e costretti, di conseguenza, a confessare reati mai commessi. “Abituali” le “punizioni” esemplari, come stare inginocchiati per ore all’aperto, nel freddo della notte.

 Elettroshock. Le violenze però, non finiscono qui. Stando ad alcune testimonianze, nelle prigioni israeliane si pratica anche l’elettroshock. Il padre di Yahir, un giovane detenuto palestinese, racconta di essere riuscito, tra mille difficoltà, a visitare sui figlio in carcere e di aver visto su di lui i segni dell’elettroshock. Alla domanda del padre se avesse subito quella violenza indicibile, il giovane Yahir ha annuito senza pronunciare parola, troppo il terrore di essere sentito e, ancora una volta, oltraggiato.

ONG. Ogni anno vengono arrestati «fra i 500 e i 700» minori, per la maggior parte accusati di aver lanciato pietre contro militrari e coloni israeliani. Secondo il Guardian, «almeno 426 minori detenuti nel sistema giudiziario israeliano» hanno testimoniato, sotto giuramento le violenze subite. Non sono solo le testimonianze degli ex detenuti però, a  riportare la triste realtà dei minori reclusi. Ci sono video, documenti ufficiali, come il No Minor Matter,della “B’Tselem  (The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories), o quelli raccolti dalla Defense for Children International,  organizzazioni non governative palestinesi e israeliane, che denunciano le detenzioni illegali.

Diritti violati. Secondo il responsabile di DCI, «indipendentemente dalle accuse a loro carico, i minori non dovrebbero essere arrestati di notte in terribili raid, non dovrebbero essere legati e bendati per ore, dovrebbero essere informati del diritto di rimanere in silenzio e dovrebbe essere permessa la presenza di un genitore durante gli interrogatori».

Sospensione della legge. Nonostante le tante prove raccolte dalle ONG, le autorità israeliane smentiscono le accuse. Testimonianze e documenti però, restano a riprova delle violazioni della normativa internazionale (Convenzione internazionale per i diritti del fanciullo; Quarta convenzione di Ginevra per la protezione dei civili in tempo di guerra) e dello stesso codice penale israeliano, che si oppone fermamente alla detenzione dei minori al di sotto dei 14 anni e, per quanto riguarda i giovani prossimi all’età adulta, definisce il carcere come «l’ultima risorsa, laddove non esistano alternative».  Per i minori palestinesi però, c’è la sospensione della legge, ancora una volta!

Giovanna Fraccalvieri