Cosa succede nelle fabbriche della Apple

I maxi profitti e l’indagine – Tre giorni fa la Apple ha presentato i suoi risultati economici spettacolari: 46 miliardi di dollari di ricavi solo nell’ultimo trimestre. E i responsabili delle fabbriche hanno affermato che i guadagni avrebbero potuto essere maggiori se le fabbriche fossero riuscite a  produrre di più. Ma quali sono le condizioni in cui lavorano gli operai cinesi della Apple? Dopo i suicidi della Foxconn Technology il New York Times ha aperto un’indagine sulle condizioni critiche degli stabilimenti cinesi.

Sfruttamento dei lavoratori – Secondo l’articolo del New York Times la situazione delle fabbriche Apple in Cina è molto grave: non solo i turni di lavoro sono troppo lunghi (turni di 12 ore e sei giorni lavorativi), ma anche le condizioni di lavoro sono dure e gli operai vengono sottoposti a continue pressioni. La paga è di circa 17 euro a settimana compresi gli straordinari.

L’intossicazione – La sicurezza dei lavoratori non è tutelata. In pochi sanno che nel 2010 in uno dei maggiori stabilimenti della Apple almeno 137 operai sono rimasti intossicati da un composto chimico che causa danni al sistema nervoso. Tale composto chimico, il n-esano, era utilizzato per pulire un maggio numero di schermi in un minor tempo. Anche se era stata segnalata la tossicità del prodotto, i responsabili avrebbero ignorato le possibili conseguenze sulla salute degli operai.

Nessun cambiamento previsto – Nonostante la Apple si sia impegnata a migliorare la situazione dei lavoratori e a scovare le irregolarità, secondo il New York Times l’azienda si limita a fare promesse che non saranno mantenute. Questo sistema infatti garantisce enormi profitti alla società. Inoltre la Apple per migliorare la vita massacrante degli operai dovrebbe aumentare i guadagni delle aziende produttrici, cosa che non è intenzionata a fare. “Anche se Apple dice che intima ai suoi fornitori di risolvere le irregolarità entro 90 giorni – scrive il New York Times – se non vogliono incorrere in sanzioni, la società avrebbe interrotto i rapporti commerciali con meno di 15 fornitori negli ultimi cinque anni”.

Michela Santini