Vivisezione fondamentale per i ricercatori, ma gli italiani non la vogliono

Vivisezione, gli italiani non la vogliono. Scienza e  Società italiana si scontrano . E’ quanto si evince dal confronto di due autorevoli documenti pubblicati recentemente. Un rapporto firmato da un buon numero di ricercatori e relative associazioni sottolinea che alcuni degli emendamenti attualmente in discussione alla Camera e che riguardano (anche) la restizione delle possibilità di sperimentazione sugli animali concesse dalla  Direttiva Ue 2010/63 potrebbero mettere in “serio pericolo” la ricerca biomedica in Italia. Le conseguenze descritte nel rapporto stilato all’unisono da diverse associazioni di settore (Aisal, Ebra, Irfmn, Sif, Sival), vanno da un’estrema difficoltà a proseguire la ricerca in Italia alla conseguente perdita di posti di lavoro e, a più di qualcuno sembrerà un controsenso, anche alla possibilità che diminuisca significativamente il benessere degli animali destinati alla ricerca scientifica.

L’emendamento terribile. Sotto accusa più degli altri sembrerebbe essere la proposta a firma degli o norevoli Ceccacci, Rubino, Gianmanco, Mancuso, Frassinetti, Repetti, Mannuso e Catanoso che, se approvata  vieterebbe ad esempio la presenza su tutto il territorio italiano di allevamenti di primati, cani e gatti, destinati alla sperimentazione, come è ad esempio il contestatissimo Green Hill (che appunto sarebbe costretto a chiudere o a modificare in modo sostanziale la sua attività). Tutto questo, spiegano i ricercatori –  “comporterà l’acquisto all’estero di questi animali, 0  la delocalizzazione delle ricerche in altri Paesi che abbiano regolamentazioni meno restrittive ed anche minor attenzione al benessere degli animali”. Tra l’altro, si legge sempre nel suddetto rapporto, “il nuovo articolo è fortemente restrittivo e penalizzante per la ricerca ed è altresì in contrasto con l’Art. 2 della Direttiva stessa”

Gli italiani non vogliono la vivisezione. A tutto questo, che è solo una parte di quanto contestato dagli scienziati di settore, c’ è un ma” ed è un ma di quelli tosti. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’Eurispes, la quota di italiani a favore o comunque non contrari alla vivisezione (cioè  alla sperimentazione sugli animali o meglio ad una branca di quest’ultima, pur regolata), è minima, appena il 12% (che la ammette per fini scientifici).  Dal sondaggio Eurispes infatti emerge che oltre l’86% degli intervistati ha dichiarato la sua contrarietà a tale pratica.  Contro la sperimentazione sugli animali, “l’affetto” per questi ultimi (oltre il 50% di chi si è dichiarato contrario) e il “rispetto”  (35.9%). Su un binario parallelo corre la scelta vegetariana o quella ancora più radicale, diventare vegani. Scelta che sta conquistando un numero sempre maggiore di italiani, pur avendo in percentuale rallentato la sua corsa.

A.S.