L’ONU contro la persecuzione degli omosessuali in Africa

ONU. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, è intervenuto al 18° vertice dell’Unione africana, in corso ad Addis Abeba in Etiopia, bollando ogni forma di discriminazione e violenza contro gli omosessuali e asserendo che «il futuro dell’Africa dipende anche dall’investimento nei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali». In realtà, già in passato diversi esponenti per i diritti civili erano intervenuti presso i leader africani contro l’omofobia ma, come risposta, avevano ricevuto reazioni risolutamente  negative .

Sud Africa. In quasi tutti i Paesi del Continente Nero infatti, l’omosessualità è legalmente condannata, con l’eccezione del Sud Africa, dove il matrimonio fra persone dello stesso sesso è espressamente disciplinato dalla legge. Ciononostante, sempre in Sud Africa, si registrano numerosi episodi di omofobia, in particolare la pratica turpe degli “stupri correttivi” il cui intento è quello di “guarire” le lesbiche dal loro orientamento sessuale.

Condanne. Radicalmente diversa la situazione degli altri Stati africani, dove gli omosessuali possono subire pene corporali, la detenzione a vita e la condanna a morte. In Nigeria, per esempio, per chi “manifesta” un orientamento sessuale “diverso”, è prevista la flagellazione con 100 frustate, la reclusione dai 4 ai 14 anni di prigione e, in extremis, la morte per lapidazione. In  Angola, Mauritius e  Mozambico invece, sono previsti i campi di lavori forzati per gli omossessuali

Codice “nero”.  Così recita la legge sudanese: «Ogni uomo che inserisce il suo pene od il suo equivalente nell’ano di una donna o di un uomo o permette ad un altro uomo di inserire il proprio pene od il suo equivalente nel suo ano viene giudicato di aver commesso Sodomia. Chiunque commetta Sodomia deve essere punito mediante flagellazione con 100 frustate, deve anche essere condannato a 5 anni di prigione. Se l’accusato viene dichiarato colpevole per la seconda volta deve essere punito mediante flagellazione con 100 frustate e condannato a 5 anni di prigione. Se l’accusato viene dichiarato colpevole per la terza volta deve essere punito con la morte o con l’imprigionamento a vita».  Il Codice “nero” sudanese rispecchia la legislazione di tanti altri Stati africani; per questo motivo i Paesi occidentali hanno il dovere morale di ospitare come rifugiati politici, non solo coloro che fuggono dalla guerra, ma anche chi, per il suo orientamento sessuale è sistematicamente perseguitato e torturato.

Spiragli. Nonostante tutto sembra che, molto relativamente, qualcosa stia cambiando in meglio. Da alcuni mesi in Uganda si e’ aperto un dibattito parlamentare tra chi chiede la pena di morte per gli omosessuali e chi, invece, rispettandoli come esseri umani, ma condannandoli nelle loro partiche sessuali, propone pene più lievi. C’è poi il Benin dove, dal 2009, si è assistito alla decriminalizzazione dell’omosessualità e, negli ultimi tempi, è stato eletto alla presidenza  Thomas Boni Yayi che è intervenuto al vertice dell’Unione esortando i leader africani a rispettare i diritti umani per favorire il processo di democratizzazione in Africa. Non resta che sperare, ora, che questi timidi passi in avanti portino ad una radicale rivoluzione culturale.

Giovanna Fraccalvieri