Maroni e Tosi disegnano la Lega del futuro

In prospettiva delle elezioni amministrative di maggio, a cui il sindaco Flavio Tosi ha deciso di ricandidarsi, l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è giunto ieri a Verona per lanciare la campagna elettorale dell’amico leghista. L’occasione l’ha fornita la convocazione dell’assemblea provinciale del Carroccio, a cui non hanno partecipato né Umberto BossiRoberto Calderoli. Né tanto meno i big del cosiddetto “cerchio magico”. Ma la coppia Maroni-Tosi ha incassato applausi scroscianti, prefigurando il volto futuro della Lega. Un movimento sempre più autonomo e smanioso di imporsi come “primo partito del Nord”.

I barbari che vogliono la rivincita – L’ex titolare del Viminale, Roberto Maroni, si è recato ieri a Verona per sponsorizzare la ricandidatura del sindaco uscente, Flavio Tosi. Un appuntamento importante, giunto a una settimana esatta dalla manifestazione milanese nella quale non ebbe modo di parlare dal palco. Lo ha fatto, invece, ieri, consegnando alla platea dei militanti un discorso da leader in pectore, deciso a delineare un profilo più netto del partito, svincolato dai “lacci” che portano a Roma. “Noi siamo coerenti con i nostri impegni – ha detto Maroni – gli altri no. Noi siamo leghisti, siamo barbari un po’ sognanti, i barbari le hanno prese dai romani, noi vogliamo prenderci la rivincita“.

Le due dita negli occhi alla Lega – “Sul federalismo – ha precisato l’ex ministro dell’Interno – il governo Monti ci ha messo due dita negli occhi e chi ha votato la manovra ha contribuito a mettere altre due dita negli occhi alla Lega. Quando uno lo fa una, due, tre volte e poi viene a dirmi facciamo gli accordi, perché conviene a loro sul territorio – ha spiegato il leghista – io gli dico non va bene non si può”. Un messaggio palesemente rivolto al Pdl, che tanto Maroni quanto Tosi vorrebbero guardare da una prospettiva sempre più distaccata.

Vittime degli strali dei “cerchisti” – Da qui l’idea – proposta dal sindaco e benedetta dall’ex ministro – di ricandidarsi senza il sostegno del partito del Cavaliere perché, ha assicurato Maroni: “Tosi può vincere da solo“. Ma l’intesa tra i due leghisti va rintracciata anche altrove: in quei presunti “anatemi” interni di cui (con modalità e tempistiche diverse) sono stati vittime. “Voglio esprimere solidarietà personale a un leghista vero e autentico – ha scandito Maroni – e che forse per questo, perché è stato trovato troppo bravo e troppo leghista, ha subito attacchi personali, anche dall’interno del movimento, che non sono tollerabili. E lo dico – ha rincarato l’ex ministro – avendone subiti anche io recentemente. La mia vicenda personale mi ha ferito, ma la considero chiusa e salutare, per la risposta dei militanti e delle sezioni”.

Il modello Verona – “Da qui parte il modello Verona – ha ripreso Roberto Maroni – se vinciamo da soli si apre la strada perché la Lega Nord diventi riferimento per tutta la Padania. Non sempre i sogni si avverano, ma questo sogno si avvererà e da Verona lanciamo la sfida alle stelle come diceva Marinetti”. E ancora: “Da Verona può partire una fase nuova che guarda al futuro – ha ribadito l’ex titolare del Viminale –  quello dei barbari sognanti che guardano alla Padania”. Trainati – verosimilmente – da una dirigenza nuova.

Maria Saporito