Usa 2012, la Florida a Romney

Accelerata – Gli umori degli ultimi giorni lo avevano lasciato presagire, e i risultati hanno dato ragione alle aspettative: a vincere, anti a stravincere in Florida è stato Mitt Romney, il repubblicano atipico che sta lanciando sempre più la sua corsa alla nomination. L’ex Governatore del Massachusetts ha conquistato il 46% dei voti, un vero plebiscito, lasciando a Newt Gingrich, che sembra ormai l’unico in grado di tenergli testa fino alla fine, il 32% dei consensi.

Come spesso succede nelle tornate elettorali made in Usa, anche in questo caso i soldi hanno rivestito un’importanza fondamentale nell’ambito della campagna elettorale: con i suoi quindici milioni di dollari investiti per la sola Florida, Romney ha letteralmente inondato le case dei cittadini con dodicimila spot elettorali, di fronte ai quali i “solo” duecento di Gingrich sono passati quasi inosservati.

Con il successo di ieri, Romney ha “conquistato” altri cinquanta delegati, arrivando a un totale di ottantasette. L’ex amministratore di Bain Capital è al momento il favorito d’obbligo, ma i delegati da conquistare per avere la maggioranza al Congresso sono ben 1144, motivo per cui il resto dei candidati sa che la partita è ancora apertissima.

Divisioni interne – Il terzo per numero di voti ricevuti è stato Rick Santorum, con il 13%, mentre Ron Paul, che ha rinunciato a fare campagna elettorale in Florida per concentrarsi sule prossime date, ha ottenuto il 7%. Entrambi hanno ormai un certo distacco dai due candidati di testa, ma non hanno intenzione di rinunciare alla candidatura. La questione, sollevata da diverse testate giornalistiche statunitensi, è semplice: il numero dei voti che ha ricevuto Romney negli Stati in cui è risultato vincitore, è sempre stato più o meno equivalente al totale di quelli dei candidati conservatori a lui opposti: Gingrich, Santorum, Paul. È evidente che se tutti i voti confluissero su un unico candidato, da opporre all’attuale frontrunner, le possibilità di dargli filo da torcere sarebbero maggiori. Il Grand Old Party ci sta pensando, nel frattempo fra tre giorni sarà già il momento del voto in Nevada, dove Romney è ancora favorito. Gingrich punterà a limitare i danni, in attesa del “supermartedì” del 6 marzo, in cui andranno al voto contemporaneamente diversi Stati del Sud, dove la popolarità dell’ex speaker della Camera è molto alta.

Damiano Cristoforoni