Pdl: dietrofront sul corteo antigiudici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:12

Tutto congelato: l’ordine partito dalla presidenza del Pdl all’indirizzo dei più “agguerriti” adepti avrebbe imposto lo stop alla manifestazione popolare indetta per domenica prossima a Milano. L’idea era venuta ai soliti “falchi”, intenzionati a rilanciare il refrain della “persecuzione giudiziaria” del capo, ostaggio di Procure e magistrati politicizzati. Ma alla fine sarebbe stato lo stesso Silvio Berlusconi – consigliato questa volta dalle “colombe” – a bloccare tutto per evitare di causare ulteriori “sconquassi” presso il proprio elettorato.

No alla manifestazione – L’idea di far scendere in piazza il popolo dei pidiellini per intonare l’ennesimo anatema nei confronti delle “toghe rosse” alla fine è naufragata. La manifestazione pro Berlusconi avrebbe dovuto svolgersi domenica prossima a Milano, ma un repentino dietrofront ha mandato all’aria la macchina organizzativa già azionata dall’indefesso Denis Verdini. Il motivo? Sondaggi alla mano, l’ex presidente del Consiglio si sarebbe convinto che la mossa sarebbe stata per lo meno incauta perché la manifestazione avrebbe prestato il fianco a una protesta contro l’attuale governo e, dunque, concesso visibilità a quanti – all’interno del Pdl – sperano ancora in un ritorno anticipato alle urne.

Verdetti che scottano – Un’eventualità scivolosa, che il Cavaliere sta cercando in ogni modo di evitare, consapevole dello “spaesamento” montante dei suoi elettori, frastornati dall’avvento della nuova squadra di governo. Non solo: un corteo anti-giudici in questo momento avrebbe potuto sortire effetti devastanti per l’ex premier, che attende sia il verdetto della Corte d’appello sulla richiesta di ricusazione avanzata dai suoi difensori nel processo Mills sia quello della Corte costituzionale sul conflitto di attribuzione sollevato dal Cavaliere nel processo Ruby. Due mine che – se venissero alimentate dal “fuoco” della piazza – potrebbero esplodergli in mano.

Il consiglio delle colombe – Da qui i suggerimenti delle “colombe”, tra cui si sarebbe distinto il segretario Angelino Alfano: “Non ci conviene manifestare ora che si deciderà sull’istanza di ricusazione e che il processo Mills potrebbe andare in prescrizione“, gli avrebbero fatto notare. E ancora: “Non ha senso aizzare la folla se poi Monti lo vogliamo sostenere. Rischiamo il flop“. E già, perché tra i timori dei pidiellini più “frenati” c’era anche quello che la piazza milanese non si sarebbe riempita (complici le temperature siberiane) e che a intonare slogan sarebbero potuti essere soltanto i soliti “irriducibili” come Daniela Santanchè e Ignazio La Russa.

Il trionfo della responsabilità – “Eravamo stati inondati di richieste dalla base – ha dichiarato nei giorni scorsi il coordinatore Denis Verdini – ma il presidente Berlusconi ha scelto un profilo di responsabilità al quale non intende derogare”.

Maria Saporito