Borsellino sapeva ma si è sacrificato

Processo Mori – Secondo il colonnello Umberto Sinico, testimone al processo Mori, Borsellino sapeva che la mafia stava progettando un attentato contro di lui, in quanto informato a fine giugno del ’92 dai carabinieri stessi che avevano reperito l’informazione da un confidente in ambito carcerario, uomo di spicco della criminalità organizzata il quale aveva avuto notizia di un piano messo a punto contro il giudice.

Doveva lasciare qualche spiraglio – Nel momento in cui fu informato, Borsellino rispose di essere a conoscenza del progetto ai danni della sua persona, ma che doveva lasciare uno spiraglio che gli avrebbe permesso di evitare ritorsioni contro la sua famiglia, scegliendo perciò di sacrificare la propria vita per salvaguardare quella dei suoi cari. Quello spiraglio era stata la sua consapevole condanna a morte.

Venti giorni dopo l’attentato di via D’Amelio – A conferma dell’informazione il 19 luglio del 92 fu compiuta la strage di via D’Amelio. L’informatore del quale parla il colonnello Sinico era Girolamo D’Anna, di Terrasini, uomo d’onore estromesso perché vicino a Gaetano Badalamenti, che parlò con il maresciallo Lomardo, al comando della stazione di Terrasini, morto suicida nel ’95, al quale spiegò dell’esplosivo e del progetto di attentato in corso. Nela sua testimonianza Sinico esclude fermamente la possibilità di contrasti tra Borsellino e la sezione Anticrimine dei carabinieri di Palermo, di conseguenza anche la tesi secondo la quale gli fu nascosta la notizia dell’arrivo dell’esplosivo per l’attentato contro di lui.

Marta Lock