In Cina si chiude il “low cost cycle”

La Cina si trova alla vigilia di un passaggio epocale: gli stipendi si alzano, la popolazione invecchia, i costi di produzione aumentano. L’industria dovrà cambiare pelle, trasferendo altrove le lavorazioni di massa a scarso contenuto hi-tech (destinate per lo più all’export) e lasciando nel Paese le attività di ricerca e quelle produzioni ad alto valore aggiunto ormai richieste dal mercato domestico, sempre più vicine agli standard occidentali. In pratica la Cina si sta occidentalizzando più in fretta del previsto. E se da un lato c’è quella che in ambienti sindacali viene chiamata “la globalizzazione dei diritti”, dall’altro lo scenario sta mutando così rapidamente da richiedere contromosse immediate da parte di chi sulla Cina ha basato le proprie strategie produttive. Alcuni settori che in passato hanno avuto ruoli chiave, come quello tessile, ormai stanno entrando in fase di declino. Discorso diverso invece per l’elettronica, i componenti hi-tech e l’auto, per cui si vedono ancora interessanti prospettive di espansione, purchè i produttori sappiano cogliere la metamorfosi del sistema industriale del Paese e del suo mercato. Un messaggio che vale per tutti, a partire dai grandi car-maker e dai loro piani di espansione nel Paese.