La recessione fiacca il Portogallo che però mantiene gli impegni

E’ questo il messaggio che i mercati finanziari lanciano da settimane: i titoli di stato del Portogallo hanno raggiunto rendimenti elevatissimi: il 16% sulla scadenza decennale e il 22% su quella quinquennale. Questi numeri lanciano un duplice allarme rosso: si tratta di tassi d’interesse insostenibili e il fatto che i rendimenti a breve scadenza siano più elevati di quelli a lunga, significa che il mercato vede nero il presente.

Atene ha un problema insormontabile di debito pubblico: 355 miliardi di euro, che equivalgono al 162% del Pil. Montagna insostenibile se si pensa che le entrate fiscali ammontano appena al 25% del Pil, contro il 58% medio dell’Europa più forte. Inoltre alla fine del 2010 le famiglie in Portogallo avevano un debito pari al 106% del Pil e le imprese pari al 153% del Pil. In mancanza di una ricchezza privata da cui attingere, lo Stato può far poco per ridurre i propri debiti.

Il privato non può aiutare il pubblico, il pubblico non può aiutare il privato, anche perchè l’economia è in profonda recessione, la disoccupazione è alle stelle, e i consumi sono in calo. Pesa su Lisbona il forte peso delle imprese a controllo pubblico, che si sono indebitate sino al collo negli anni scorsi, tra cui il colosso dell’energia Edp, Portugal Telecom e Galp. Questo debito andrà prima o poi rifinanziato e lo Stato dovrà fare la sua parte nel processo di rifinanziamento. I punti a favore del Portogallo sono i seguenti: Lisbona ha mantenuto gli impegni presi con l’Europa, le riforme strutturali procedono bene e anche il sistema bancario. Gli obiettivi sono stati rispettati con una maxi-manovra straordinaria fatta sul sistema pensionistico che però non potrà essere replicata nel 2012.