La cautela di Bersani sull’intesa col Pdl: Se son rose fioriranno

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:28

Un atteggiamento di grande cautela: è quello ostentato ieri sera dal leader del Pd, Pier Luigi Bersani, ospite della trasmissione televisiva Otto e mezzo. Il democratico, reduce dall’incontro con la delegazione del Pdl tesa a trovare un’intesa sulla legge elettorale da riformare, ha smorzato gli entusiasmi di quanti hanno intravisto nel vertice l’inizio di una proficua collaborazione. “Se son rose fioriranno”, ha frenato Bersani, che ha aggiunto di voler attendere gli sviluppi della situazione per comprendere se ci si possa realmente fidare del partito del Cavaliere.

Procedere con prudenza – Il segnale positivo c’è stato, ma non è sufficiente a giustificare un incondizionato ottimismo. E’ questo, in sintesi, il cuore del ragionamento del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che sulla possibilità di trovare un accordo con il Pdl sul tema della legge elettorale ha preferito ostentare grande prudenza. “Se son rose fioriranno”, ha esordito il democratico, che – pur constatando un miglioramento nell’atteggiamento degli ex avversari – non ha voluto dar credito ad osservazioni avventate. La disponibilità al dialogo (fino a poco fa impensabile) da parte dei pidiellini – ha lasciato intendere Bersani – non può spingere i suoi a fidarsi ciecamente dei berluscones perché, ha spiegato, “non vorrei che lunedì riprendessero le cene con Bossi”.

No agli inciuci, sì alla coerenza – “La disponibilità di Berlusconi con il Pd significa che correggiamo la norma sulla responsabilità civile dei magistrati – ha provocatoriamente chiesto il segretario democratico – E sulla Rai intendono farsela da soli al prossimo giro? Chiedo un tratto di coerenza, non voglio ‘inciuci’, ma cose che la gente capisca. Le chiacchiere stanno a zero: se c’è la possibilità di fare la legge elettorale – ha detto Bersani – non mi spaventa certo Berlusconi”. Di più: “Berlusconi non è nel mio mirino da tempo – ha aggiunto il democratico – io credo che il sistema evolva, parlo con Alfano, ma sono di montagna: non mi piace essere preso in giro“.

Articolo 18 non è priorità – E i paletti entro i quali è possibile muoversi per trovare “la quadra”, Pier Luigi Bersani li ha pubblicamente indicati: “Io non sono per le preferenze – ha subito precisato – servono i collegi e un meccanismo che consenta di mantenere un impianto bipolare e che consenta ai partiti di presentarsi col loro volto e non obbligati”. E il suo giudizio sull’attuale governo? “Lo sosteniamo per necessità e convinzione”, ha scandito Bersani, che ha anche fornito il suo personale commento alla discussione incentrata sulla possibilità di intervenire sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. “Si può discutere – ha detto il segretario del Pd – ma in coda. Prima si deve agire su precarietà e ammortizzatori e su come creiamo un po’ di lavoro: lo chiederò al governo, senza pretendere miracoli. Chiederò due, tre misure per creare lavoro”.

Maria Saporito