Camera: Governo incassa la fiducia su “svuotacarceri”

Il discusso decreto legge denominato “svuotacarceri” – su cui il governo aveva posto la questione di fiducia – è stato approvato ieri alla Camera. A benedirlo sono stati 420 deputati, mentre a bocciarlo 78. Trentacinque, infine, gli onorevoli che hanno preferito astenersi dal voto. Il risultato incassato ieri alla Camera ha evidenziato un calo di consensi per il governo Monti, che è stato penalizzato dal numero crescente di astenuti (Popolo e territorio, Radicali, ma anche 11 del Pdl) e di assenti, tra cui si è fatto notare l’ex premier Silvio Berlusconi. A votare contro il provvedimento sono stati la Lega e l’Idv di Antonio Di Pietro che ha parlato di “resa dello Stato ai delinquenti”.

Il no convinto della Lega – Con 420 sì, 78 no e 35 astenuti, il decreto legge promozionato dalla Guardasigilli Paola Severino è ieri passato alla Camera. Il provvedimento – che prevede la fuoriuscita anticipata di circa 3.500 detenuti, la detenzione domiciliare per gli arrestati in flagranza di reato e la chiusura dei manicomi giudiziari – è stato convintamente bocciato dai due partiti all’opposizione del governo Monti: la Lega e l’Idv. “La Lega vota no a un decreto mendace pure nel nome – ha dichiarato ieri in Aula Rodolfo Paolini – si chiama ‘svuotacarceri’, ma il nome corretto dovrebbe essere ‘scaricabarile’, con il sottotitolo ‘vorrei ma non posso'”. “Più tempo passa e più deputati capiscono che i decreti rovina-Italia di Monti sono davvero indigeribili – ha rincarato il leghista Alessandro Montagnoli – Qualcuno abbia un sussulto di buonsenso e stacchi la spina al governo Monti per restituire la parola al popolo sovrano prima che sia troppo tardi”.

Di Pietro: Resa ai delinquenti – Trachant anche le dichiarazioni del leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: “Serve una edilizia carceraria migliore – ha tuonato – non un condono ogni due anni. Questo provvedimento è una resa dello Stato ai delinquenti“. Parole che hanno suscitato l’immediata reazione del ministro Severino: “Il decreto non è una resa dello Stato – ha replicato –  né uno scaricabarile”. “E’ solo un tassello di un mosaico più ampio”, ha precisato. Un mosaico che dovrebbe contemplare la costruzione di nuove strutture, la ristrutturazione degli istituti più danneggiati (attraverso uno stanziamento di circa 57 milioni di euro) e la messa in atto di pene alternative alla detenzione.

La difesa del ministro – In riferimento al punto più contrastato del dl, ossia quello relativo alla fuoriuscita di un numero importante di carcerati che potranno scontare gli ultimi 18 mesi della loro pena a casa: “Sarà sempre il magistrato a valutare se il detenuto è meritevole di ottenere il beneficio per il venir meno della sua pericolosità sociale”, ha assicurato la Guardasigilli. Quanto all’annunciata chiusura dei sei manicomi giudiziari: “Nessuno – ha scandito Paola Severino – ha mai pensato di rilasciare in libertà persone pericolose: lo stato di detenzione rimarrà per i malati con disturbi mentali che hanno compiuto delitti, ma con questa riforma – ha precisato –  sarà incentivata la loro cura e saranno restituiti alla vita civile quelli che sono guariti anche dal male mentale, perché guarire si può”.

Maria Saporito