Richiamati gli ambasciatori in Siria

Far cadere il regime per fermare la repressione. E se non è possibile, cercare di isolarlo il più possibile. Dopo la chiusura dell’ambasciata americana, annunciata lunedì e seguita poche ore dopo dal richiamo a Londra dell’ambasciatore britannico, alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno richiamato ieri i propri diplomatici. Tra gli altri Paesi che hanno richiamato gli ambasciatori ci sono anche Spagna, Francia, Belgio e Olanda. Allarmati che la crisi siriana si trasformi in una guerra civile capace di destabilizzare l’intera Regione, le monarchie arabe del Golfo, che hanno più volte condannato “il massacro collettivo” del regime siriano, sono ricorse a misure più drastiche: espulsi gli ambasciatori siriani nei rispettivi Paesi e richiamati in patria i propri diplomatici.

L’offensiva dell’esercito siriano continua. Anche ieri mattina l’artiglieria ha ripreso a martellare la città ribelle di Homs, epicentro della rivolta, dove lunedì si sono contate 95 vittime e l’altro giorno sono morti circa 20 civili. La Russia sta cercando di porsi come il principale interlocutore nella crisi siriana. Mosca non vuole perdere l’ultimo e storico alleato rimastole in medio Oriente. Per una serie di ragioni: oltre che alle strette relazioni politiche e commerciali – l’esercito siriano da decenni acquista armi russe – la Siria ospita l’unica base russa navale sul Mediterraneo, nel porto di Tartus.