Spagna, è bufera sul caso del giudice Garzon

Sentenza definitiva – La Corte Suprema spagnola si è pronunciata ieri sul caso di abuso di poteri riguardante il giudice Baltasar Garzon, e difficilmente ci si sarebbe potuti aspettare un verdetto più duro: undici anni di inibizione dai pubblici uffici, e quindi, conseguentemente, anche dal lavoro di magistrato. Immediatamente nel Paese è scoppiata la polemica: ciò che la Corte ha contestato al magistrato, è l’autorizzazione concessa alle forze dell’ordine per intercettare telefonicamente le conversazioni tra due uomini sospettati aver corrotto alcuni membri del Partito Popolare, e i loro avvocati. Il tutto rientrava nell’ambito in quello che in Spagna è noto come il “caso Gurtel”, inchiesta che da ormai qualche anno cerca di smantellare un presunto sistema di corruzione nel sistema politico spagnolo.

La Corte Suprema ha ritenuto quell’autorizzazione illegale, e la sentenza è venuta di conseguenza. In diversi però vi hanno intravisto motivazioni che con la materia giuridica hanno poco a che fare.

Elemento scomodo – E’ subito saltato all’occhio di molti che i presunti casi di corruzione di cui si stava occupando Garzon riguardassero il Partito Popolare, da poco tornato al governo. Ma non è la prima volta che il magistrato si procura lo status di “personaggio scomodo”: nel 2008, infatti, aveva ordinato un’inchiesta che indagasse sulla scomparsa di oltre centomila persone, nel periodo della dittatura franchista.

Nonostante sulla sua testa pesino ancora alcuni processi in cui figura il suo nome, il Paese ha deciso di schierarsi dalla sua parte, e manifestazioni popolari a favore di Garzon sono partite immediatamente in tutta la Spagna.

Damiano Cristoforoni