Yemen, ancora polemiche su Saleh: sosterrà campagna elettorale del suo vice

Ancora polemiche nello Yemen. A dieci giorni dalle elezioni presidenziali che sanciranno il definitivo passaggio di consegne, almeno sulla carta, tra il presidente uscente Ali Abdallah Saleh e il suo vice Abdel Mansour Rabbo al-Hadi, nella capitale Sana’a hanno avuto luogo nuove proteste inscenate da tutti coloro che riconoscono, nel periodo attuale del paese arabo, non una fase di transizione verso la democrazia bensì soltanto una farsa atta a illudere la comunità internazionale e mantenere, invece, saldo lo statu quo vigente.
Al centro delle critiche vi è proprio Saleh che, dopo aver firmato a fine 2011 a Riyadh un accordo in cui si impegnava a uscire dalla scena politica ufficiale in cambio dell’immunità, sembra essere rimasto all’interno dei gangli del potere, finendo per apparire ancora il vero burattinaio della politica yemenita.

Crimini e impunità – A sedare gli animi di tutti coloro che continuano a pretendere che Saleh sia giudicato per i crimini commessi nel passato, non solo recente, non sono servite le parole dell’attuale vicepresidente al-Hadi che ha presentato questa tornata elettorale come “il primo passo verso un futuro più sicuro“.
E’ difficile, infatti, attribuire valore all’espressione transizione democratica quando all’atto pratico il presidente Saleh continua a guidare, per il tramite dei propri sodali e parenti, i livelli più alti dell’esercito, ovvero di quelle forze che per buona parte dello scorso anno si sono rese protagoniste della repressione voluta dallo stesso presidente uscente. Uscente ma, a quanto pare, pronto a rientrare dalla finestra.

Simone Olivelli