Gran Bretagna: la fine di Occupy

Fine di Occupy – Dopo Spagna e Stati Uniti, Occupy ha invaso anche il Regno Unito, ma questo movimento contro la finanza internazionale e il capitalismo sembrerebbe aver avuto vita breve in Inghilterra. Gli attivisti che dormivano per strada si sono scoraggiati con l’arrivo dell’inverno. Il gruppo è rimasto senza capi né punti di riferimento e ha perso l’orientamento. Un declino che sta avvenendo non solo in Gran Bretagna, ma anche in Spagna e negli Stati Uniti.

La discesa – Come scrive Guardian anche qualche mese fa, quando il movimento era molto più forte di ora, si percepiva già il rischio derivato dal fatto che non c’erano obiettivi precisi né idee chiare per il futuro che andassero oltre l’occupazione dei luoghi pubblici. Alcuni esponenti di Occupy oggi mirano a sgomberare i campi e a continuare la protesta in altre forme.

Gli sgomberi – Intanto gli sgomberi proseguono e i campi dei manifestanti sono in rapida diminuzione: se in autunno c’erano in tutto il Regno Unito oltre 30 campi, oggi invece si arriva massimo a 5 campi. La scorsa settimana sono stati sgomberate le zone occupate di Exeter, Bristol ed Edimburgo, oggi si sono arresi di solo spontanea volontà i manifestanti assiepati davanti alla cattedrale di Sheffield, un giorno prima dello scadere dell’ultimatum che avrebbe portato allo sgombero forzato.

I pochi rimasti – Per ora rimangono ancora attivi i campi di Nottingham, Margate (nel Kent) e Norwich. Poi c’è Londra dove rimangono centinaia di accampati davanti a Finsbury Square e presso la cattedrale di St. Paul, ma si crede che anche questi verranno sgomberati martedì prossimo. Ma con l’arrivo delle olimpiadi di Londra gli accampamenti di Occupy potrebbero favorire le infiltrazioni di gruppi terroristici e dunque, come ha detto il ministro degli interni britannico Theresa May, dovranno essere smantellati.

Michela Santini