Cina – Shopping sullo scaffale dell’economia reale

Pechino non ha molto voglia di correre in soccorso dell’Eurozona comprando i bond emessi dai suoi Governi o dal suo macchinoso fondo salva-Stati. Al di là delle dichiarazioni formali dei leader, ribadite anche in occasione del recente viaggio del cancelliere Angela Merkel a Pechino, la Cina ha sempre mostrato una certa freddezza a investire in questo modo le sue preziose riserve valutarie. Ieri tale ritrosia è stata formulata per la prima volta in modo esplicito in un editoriale del Quotidiano del Popolo. “Fin dall’inizio della crisi – recita l’articolo – abbiamo fornito un robusto sostegno all’Unione europea e all’euro, ma non abbiamo avuto alcuna intenzione di comprarci l’Europa”.

L’editoriale arriva proprio alla vigilia del vertice tra Cina e Ue in programma oggi a Pechino.

Pechino lancerà un qualche tipo di salvagente. Gli interventi prospettati dal Governo sono essenzialmente due. Il primo prevede la partecipazione (comunque cauta) a eventuali operazioni di sostegno ai Paesi europei in crisi; a condizione che le nazioni coinvolte mettano in atto subito riforme per ridurre il debito pubblico. Il secondo è un pallino di Lou, direttore del China Investment Corp (Cic), il fondo sovrano cinese: “Cic è interessata a investire in progetti infrastrutturali che potrebbero aiutare la ripresa delle economie europee”. Tradotto: piuttosto che comprare obbligazioni pubbliche, la Cina preferisce intensificare lo shopping sugli scaffali dell’economia reale. Nel mirino anche l’Italia: all’inizio dell’anno, il 75% del gruppo Ferretti, la casa romagnola di imbarcazioni di lusso, è passata alla Shandon Heavy Industries, con un’operazione da 374 milioni.