Tessile-abbigliamento: la moda italiana risente del credit crunch

Il business del tessile-abbigliamento e pelletteria si conferma nel 2011 maglia rosa delle sofferenze. Secondo i dati di Banca d’Italia, l’anno scorso a fronte di uno stock di prestiti di 25,4 miliardi si sono registrati debiti per 4,3 miliardi con un’incidenza del 17,2%: in pratica, quasi due aziende ogni dieci non riescono a pagare i debiti. Una febbre a senso unico che nell’ultimo anno e mezzo non ha smesso di salire e ha reso più fragile il settore.

Perchè il tessile-abbigliamento è l’ultimo della classe? Banalmente perchè è forse il settore più esposto alla concorrenza asiatica e poi perchè le spese in Italia sono in forte calo. E purtroppo anche nel 2012 il trend non dovrebbe cambiare. “Il peggioramento degli ultimi mesi – spiega il presidente di Sistema Moda Italia – è da rintracciare nelle vicende del capitale circolante netto, incoraggiato, da una parte, dall’aumento delle materie prime, dall’altro, dalla difficoltà di vendita e incasso sul mercato interno”. Ma il dito è puntato anche contro il sistema bancario: “In molti casi le banche, sotto tensione a causa degli stress test e delle turbolenze finanziarie, hanno velocizzato l’emersione dei problemi con l’immediata segnalazione alle autorità di vigilanza”.

Per fortuna però che moda e pelletteria made in Italy sono fortissimi sui mercati internazionali. “Nei fatti però quella che è l’ancora di salvezza di un intero sistema, rischia di non poter venir calata agevolmente a causa di un credit crunch generalizzato”.