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Crisi Grecia: il Paese in ginocchio, ma i tagli ancora non bastano

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Attesa – Continua il dialogo tra le autorità greche e l’ormai famosa troika formata da Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europa, relativamente ai centotrenta miliardi di euro che il Paese ellenico dovrebbe ricevere per salvarsi almeno provvisoriamente dal default; i sacrifici economici sono stati fatti, e diverse città tra cui la capitale Atene ne hanno pagato seriamente le conseguenze, subendo la rabbia e la frustrazione della popolazione, che si è vista, tra le altre cose, ridurre lo stipendio minimo del 20%.

Nonostante tutto questo, però, la tranche di denaro che darebbe un po’ di respiro alle casse greche è ancora bloccata: gli organismi finanziari non sono ancora del tutto convinti delle misure adottate, che dovrebbero ridurre il debito greco dal 160% al 120% del Pil nazionale, e anche l’Eurogruppo, riunitosi ieri in call conference, non è riuscito a prendere una decisione definitiva.

Sospetti – “La Grecia ha fatto molto“, ha dichiarato il presidente Jean-Claude Juncker al termine del meeting, “ma resta altro lavoro da fare, e siamo fiduciosi che l’Eurogruppo sarà nelle condizioni di prendere le necessarie decisioni lunedì“. Le parole di Juncker inducono ad un discreto ottimismo, ma la realtà potrebbe essere un’altra; il Ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, ha dichiarato che il Governo è pronto a un ennesimo taglio da 325 milioni, ma sembra che i problemi vengano dall’interno dell’Ue: diverse fonti hanno affermato che si sta tentando di far slittare la concessione dei centotrenta miliardi, o almeno di una parte di essi, a dopo le elezioni greche di aprile; inoltre, oltre la Germania, che non ha mai nascosto il suo proposito di escludere la Grecia dall’Unione, recentemente anche Olanda e Finlandia si sono esposti, schierandosi al fianco della cancelliera Merkel.

Damiano Cristoforoni