Processo Mills, lo sfogo di Berlusconi sul Giornale

All’indomani della richiesta formulata dal pm Fabio De Pasquale ai danni di Silvio Berlusconi, l’ex premier affida a una lettera (pubblicata oggi da Il Giornale) lo sfogo di chi è inciampato “nell’ingranaggio disumano” della giustizia. Una missiva accorata, nella quale il Cavaliere ha rimarcato la sua completa estraneità ai reati che gli vengono contestati e insistito sulla tesi del “complotto” ordito per infangare il suo impegno politico e imprenditoriale.

Un uomo nel mirino – “Ho la coscienza di aver servito in questi anni con tutte le mie forze il mio paese, e ne sono ripagato con un accanimento da parte di alcuni magistrati di Milano che non ha eguali nella storia”. Comincia così la breve lettera che Silvio Berlusconi ha consegnato al quotidiano Il Giornale per commentare la richiesta di condanna formulata dal pm De Pasquale  nel processo Mills. “Si vuole distruggere fino in fondo la mia immagine di uomo, di imprenditore e di politico – continua la missiva – Solo io posso sapere quanto male ho subito e continuo a subire per avere scelto la strada dell’impegno politico”.

Peggio di un delinquente – Di più: “Al termine di una vita di lavoro indefesso sia nella mia professione di imprenditore e in seguito nell’impegno politico – ha precisato l’ex presidente del Consiglio –  sono trattato peggio di un delinquente, con accuse che non trovano corrispondenza nei fatti e che sono state smentite nel corso del processo dibattimentale”. Osservazioni che spianano la strada alla tesi più volte rimarcata dal Cavaliere: quella di essere vittima di una gigantesca “macchinazione” tesa a screditarlo in maniera irrimediabile. “La decisione di impegnarmi nella vita pubblica, cercando di trasformare e di cambiare l’Italia – ha continuato Berlusconi nella lettera – non mi è stata mai perdonata da tutti quei poteri che si sono visti insidiati nei loro interessi e nelle loro ambizioni”.

Una battaglia da continuare – Una situazione che avrebbe svilito chiunque, ma non l’ex premier: “La coscienza che ho di questa situazione, e la vicinanza della mia famiglia e di quanti mi vogliono bene e mi conoscono – ha spiegato il Cavaliere – mi dà la forza di continuare la battaglia per il riconoscimento pieno della mia totale estraneità a quanto mi viene addebitato”. “Spero ancora che giudici integerrimi e devoti unicamente alla legge e alla verità – ha concluso – decidano in piena coscienza e nel pieno rispetto della realtà dei fatti”.

Maria Saporito